Viaggio nel cuore ferito del capoluogo abruzzese Guardie allingresso e ritardi nei controlli La rabbia dei residenti: lo tengono in stato di abbandono per poi poterlo svendere LAQUILA - Gli alpini del 9 reggimento hanno montato anche le garitte e stanno a guardia di ogni accesso al centro storico. Ma alle loro spalle non cè nessuna Fortezza Bastiani da difendere. Non cè più vita, nel centro storico dellAquila. Ci sono le strade, i portoni, i muri, le finestre aperte dal terremoto che ancora sbattono nel vento. Ci sono case e palazzi che mostrano ferite e altre case e palazzi che invece sono cumuli di rottami. Cè la puzza della carne marcita nei congelatori. Cè il rumore di altri tetti e muri che cadono ad ogni piccola scossa. Il cuore antico della città adesso è «zona rossa», divieto assoluto di accesso. Fuori da qui si discute di giunti antisismici, di piattaforme di cemento e di new town da costruire. Ma basta entrare nella zona rossa per capire che lAquila conosciuta nel mondo - Collemaggio, la fontana delle 99 cannelle, il castello - sta semplicemente morendo. Nella zona difesa dai militari si entra solo con i vigili del fuoco. Il comandante provinciale, Roberto Lupica, indica un palazzo sul fianco sinistro della chiesa di piazza San Pietro. «Ci sono stati nuovi crolli. Basta una vibrazione della terra, una piccola scossa, e i danni aumentano, ogni giorno». In via Roma si poteva camminare, nei primi giorni dopo il terremoto. Lunica raccomandazione era quella di stare lontano dai muri. Adesso, nella parte che va verso via Andrea Bafile, la strada non si vede più, coperta di macerie. Si sta sgretolando, il centro storico. Ogni mattina i vigili trovano squarci sempre più grandi sulle facciate delle case e nuovi cumuli di rottami. «Qui i nostri mezzi riuscivano a passare. Adesso siamo bloccati». Non possono entrare nemmeno le persone che abitavano qui. Solo piccoli gruppi, accompagnati dai pompieri, per cercare di recuperare qualcosa fra le macerie. Molti debbono mettersi una mascherina. È passato un mese e mezzo, dalla grande scossa, e dopo il gelo delle notti è arrivato il caldo. Ci sono frigoriferi e congelatori pieni, nelle case. Ci sono le celle delle macellerie e dei negozi alimentari. Lodore della carne putrefatta sembra voglia cacciare via chi è alla ricerca di un computer, di un documento o di un ricordo. «Nel centro storico - dice il comandante dei vigili - non abbiamo ancora fatto ispezioni per lagibilità. Adesso sarebbe inutile. Chi ha una casa in ordine - qualcuna cè, a prima vista - non può comunque raggiungerla perché cè un forte rischio di crolli in tutte le strade. Dobbiamo mettere in sicurezza centinaia di edifici, prima di permettere laccesso». I vigili sono arrivati da tutta Italia, e sono al lavoro soprattutto nelle chiese. «In questa basilica di San Pietro la facciata è staccata dal resto e rischia di precipitare in piazza». Il comandante è orgoglioso del lavoro dei suoi uomini. «Ecco, guardi la facciata delle Anime Morte. Quel bassorilievo si stava staccando e noi lo abbiamo protetto. Gli abbiamo messo una specie di cuscino sopra, per agganciarlo alla facciata. Quelle fasce bianche proteggono quello che resta della cupola. Adesso infileremo dentro una specie di "ombrello" che, una volta aperto, sorreggerà la cupola dallinterno. Nel nostro corpo ci sono più di 1000 fra ingegneri, architetti, geometri e tecnici. E certi lavori li facciamo solo noi. Non è facile lavorare appesi a una corda a quaranta metri di altezza». «Dobbiamo evitare che ci siano altri crolli, altrimenti non riusciremo mai a recuperare il patrimonio artistico». Anche certe macerie sono tutelate. «Quelle pietre cadute dalla chiesa di San Pietro dovranno essere censite dalla Sovrintendenza ai beni artistici. Si cercano tracce di affreschi, si cataloga tutto per potere poi ricostruire». Fuori dalle chiese, si lavora alla Banca dItalia, per ricostruire il tetto e alla centrale Telecom. «Si rischiava di fare saltare le telecomunicazioni in tutto lAbruzzo». Altre macerie, come quella della Casa dello Studente, sono sotto sequestro giudiziario. Fra pezzi di cemento e finestre spaccate ci sono libri, materassi, quaderni, magliette «Capisco langoscia dei genitori, che vorrebbero venire qui per cercare un ricordo dei loro ragazzi. Ma è troppo pericoloso, basta una scossa per provocare nuove disgrazie». Certi cumuli di macerie, in via XX Settembre e in via Roma, sembrano colline. Non cè nemmeno bisogno di fare la domanda. «Per giorni e giorni, mi sono chiesto: ci sarà ancora qualcuno, là sotto? Noi abbiamo sospeso le ricerche quando il numero dei sopravvissuti, dei feriti e dei morti è risultato uguale a quello dei dispersi. Ma una paura restava dentro. E se ci fossero delle persone non registrate in una cantina o ospiti di amici? Per questo, quando i vigili e le ruspe si sono fermati, sono intervenuti i cani. Li ho fatti passare decine di volte, seguendo un programma preciso, e non hanno sentito nulla. Ora mi sento tranquillo. Non credo che, quando rimuoveremo le macerie, avremo brutte sorprese». Ma cè chi non accetta più un centro storico trasformato in caserma. «Lì ci sono le nostre case - dicono gli avvocati Luisa Leopardi e Antonio Valentini, dellassociazione "Un centro storico da salvare" - e i nostri studi professionali. Tutta leconomia dellAquila ha lì il suo motore. Ora tutto è fermo, il cuore della città sembra ormai dimenticato. Noi non staremo a guardare. Non vorremmo che un giorno ci venissero a dire: troppi crolli, troppo degrado, il centro va abbandonato. Cè un rischio pesante di speculazioni. Non si danno soldi a chi non è residente e questo vuol dire che molte case non saranno ricostruite. E allora magari arriveranno i grandi costruttori a comprare tutto». Sono già trecento, gli iscritti allassociazione. «Per sabato 30 maggio stiamo organizzando una manifestazione. Vogliamo entrare ad ogni costo nel nostro centro storico. Cè pericolo? In questi giorni mettano in sicurezza i palazzi e le strade. Partiremo dalle Fontane Luminose, faremo una marcia fino a piazza Duomo. Saremo cinquemila, diecimila persone. Vogliamo almeno vederle, le nostre case. Chiediamo troppo?».
L'AQUILA - Nuovi crolli e accesso vietato così muore il centro storico
La città di L'Aquila, in Abruzzo, è stata colpita duramente dal terremoto del 2009. Il centro storico della città è stato abbandonato e le strade sono state chiuse a causa dei crolli e delle macerie. I vigili del fuoco e gli alpini stanno lavorando per pulire le strade e riparare i danni, ma la zona è ancora pericolosa e non è possibile accedere al centro storico. I residenti stanno cercando di recuperare le loro case e i loro oggetti, ma la situazione è difficile a causa della presenza di frigoriferi e congelatori pieni di carne marcita.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo