Alla Triennale una mostra promossa dallOrdine degli Architetti in vista del 2015 e oltre Edifici bizzarri, come astronavi aliene abbandonate. Immense scatole di cemento vuote. Surreali periferie disabitate. Ardite cattedrali nel deserto urbano. Degrado. Solitudine. Silenzio. Inquietanti paesaggi da day-after. Lo sguardo di cinque grandi fotografi è andato a documentare cosa resta oggi di cinque Expo che si sono tenute negli anni recenti in Europa. Cinque reportage sulle condizioni attuali di Saragozza, Lisbona, Hannover, Siviglia e in Svizzera nei pressi del lago di Neuchatel, firmati da Gabriele Basilico, Marco Introini, Claudio Sabatino, Claudio Gobbi e Maurizio Montagna. La mostra, che verrà inaugurata oggi alle 18,30 alla Triennale, è una geniale provocazione culturale, promossa dallOrdine degli Architetti di Milano per spingere la città alla riflessione. E porsi qualche domanda su cosa resterà a Milano dellExpo dopo il 2015. Prima che sia troppo tardi. Spiega Franco Raggi, architetto, curatore della mostra: «Queste immagini illustrano meglio di tanti discorsi come le ambiziose architetture realizzate per i grandi progetti fieristici debbano fare i conti con il "dopo". E come sia cruciale fare previsioni di riutilizzo o di dismissione se non si vogliono lasciare sul terreno eredità fisiche, architettoniche e urbane separate e sconnesse dalle complesse realtà urbane che le hanno ospitate. E riflettere se al posto del vecchio, anacronistico modello, di esposizione universale, gigantesca, fisica e muscolare, non sia meglio immaginare soluzioni più leggere, diffuse su tutto il territorio della città». «Cosa lascerà a Milano lExpo nel 2016? - si domanda Daniela Volpi, presidente dellOrdine degli Architetti. - Per rispondere a questa domanda abbiamo organizzato una serie di incontri che si concluderanno con una discussione generale in Triennale mercoledì 3 giugno, alle 21,15». Le realtà delle cinque città in mostra sono diverse tra loro. Le esperienze di Hannover, del 2000, e di Saragozza, nel 2008, restano le peggiori. Quelle dove maggiormente risalta il senso di abbandono a loro stesse di immense aree urbane. Un po meglio il caso di Siviglia, del 1992. Qui lExpo consente almeno di dotare la città di infrastrutture di cui era priva. Mentre lesperienza più riuscita appare quella di Lisbona, nel 98, realizzata in unarea lungo il fiume Tago, di cui restano opere interessanti come la grande stazione Oriente realizzata da Santiago Calatrava, lExpo e la città e lacquario marino. Un caso completamente a parte, invece, è lesposizione Suisse, del 2002. Qui gli edifici sono stati interamente smontati dopo la manifestazione. E il paesaggio è tornato a essere quello che era prima. «Un intervento forse fin troppo leggero - commenta Franco Raggi. - Perché unExpo può essere invece unoccasione per lasciare qualche segno architettonico positivo».
MILANO - Che cosa resta dellExpo cinque lezioni per Milano
La Triennale ospita una mostra promossa dallOrdine degli Architetti, intitolata "Edifici bizzarri, come astronavi aliene abbandonate", che documenta le condizioni attuali di cinque Expo tenutisi in Europa negli anni recenti. La mostra, curata da Franco Raggi, esplora come le ambizioni architettoniche dei progetti fieristici debbano fare i conti con il "dopo". Le immagini sono state scattate da cinque fotografi: Gabriele Basilico, Marco Introini, Claudio Sabatino, Claudio Gobbi e Maurizio Montagna. La mostra si concentra sulla riflessione sulla possibile eredità fisica, architettonica e urbana delle Expo, e sulla necessità di fare previsioni di riutilizzo o di dismissione.
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