Progetti e filosofia di Maurizio Carta, professore di urbanistica all'Università di Palermo Cultura, comunicazione e cooperazione sono le chiavi per far rinascere i grandi centri urbani di tutto il mondo Il segreto della felicità sta nella creatività. Un potenziale enorme racchiuso dentro ogni persona e ogni cosa, persino in una città. La sfida è fare affiorare questa anima nascosta dentro vie, piazze ed edifici per rendere migliore il modo di vivere e di abitare. In parte è questa le teoria di Maurizio Carta, professore di urbanistica presso la facoltà di architettura di Palermo, dove insegna progettazione urbanistica e pianificazione territoriale. Carta si è laureato alla facoltà di architettura con un dottorato di ricerca in pianificazione urbana e territoriale e ha avuto esperienze di formazione in Francia all'Institut d'urbanisme de Paris, in Inghilterra alla London school of economics e negli Stati Uniti alla Columbia university. Secondo Carta, per migliorare l'ambiente in cui si vive non bisogna chiedere qualcosa a coloro che appartengono alla classe creativa, ma bisogna puntare sulle città, vere generatrici di creatività attraverso l'innovazione urbana. Un cammino che passa attraverso il percorso delle tre C: cultura, comunicazione e cooperazione. Tutte le riflessioni teoriche e metodologiche sono confluite in un libro del 2007 dal titolo Creative City. Dynamics, Innovations, Actions. Il libro raccoglie i progetti di città creatrici di nuova cultura urbana tra cui Amsterdam, Barcellona, Bilbao, Bordeaux, Genova, Hamburg, Lyon, Lisboa, Marseille, Newcastle, Palermo, Rotterdam e Valencia. «Siamo entrati nel cosiddetto secolo urbano, in cui più del 50 della popolazione mondiale vive in città, dalle megalopoli alle metropoli, dalle città medie fino alle piccole città. In questo scenario numerose analisi prefigurano un pianeta dominato dalle megalopoli, con le loro criticità e disfunzioni e con la loro tendenza alla globalizzazione e all'omologazione. Non è così, credo che un'alternativa sia costituita dalle città medie del panorama urbano europeo: città capaci di essere una potente risorsa di qualità, innovazione e cultura urbana», e sul futuro dell'abitare Carta aggiunge, «in Europa le città che investono in ricerca, innovazione e rigenerazione attraverso la cultura e la creatività sono quelle all'avanguardia, le punte avanzate della sperimentazione e del progetto: luoghi dove la cultura, l'arte, l'architettura e l'urban design hanno un ruolo e un significato attivi, città attrattive e ad alto valore simbolico che agiscono sul tessuto sociale e urbano. La città creativa è oggi una realtà che in molte parti del mondo ha già dato i suoi frutti generatori di qualità». Dal 2004 Carta ha iniziato ad applicare i principi della città creativa alla riqualificazione delle aree di waterfront urbano di Palermo e l'anno successivo il progetto è stato esposto alla X Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. «Il lavoro per il waterfront è stato una grande sfida. Lo scopo era far tornare a vivere un'area che si era sopita. In questo senso andava ricucito il tessuto tra città e mare aprendo la fruizione della costa agli abitanti che avevano smesso di frequentarla offrendo attività culturali, ludiche, ma anche nuove residenze». La filosofia di valorizzare gli elementi già presenti sul territorio è stata applicata per i piani territoriali delle province di Palermo e Agrigento, Palermo Capitale, il programma di rigenerazione urbana delle aree ferroviarie e portuali di Palermo, lo studio di fattibilità per il corridoio Meridiano, il ripristino paesaggistico del Partinicese, Corleonese e dei Monti Sicani. Inoltre sono stati firmati da Carta il piano strategico del Nord Barese Ofantino e della provincia di Potenza. Il professore ama distrarsi dal lavoro con la sua famiglia viaggiando e facendo vedere il mondo a sua figlia Lucrezia di 12 anni. «In famiglia è una passione di tutti conoscere nuovi posti e città. Ci spostiamo spesso per visitare mostre, esposizioni, città. La verità è che per me è difficile staccare veramente dal lavoro perché la materia che studio e che insegno ci circonda e fa parte di noi. Quindi quando vado in una città nuova non posso fare a meno di guardare le cose sempre da due punti di vista: da tecnico e da turista».