VERONA Ormai da più di una settimana è posizionata definitivamente là, in quella che per secoli è stata la sua casa, ma quasi nessuno, tra i pur molti visitatori che la basilica di San Zeno ha avuto in questi giorni, ha ancora potuto ammirarla. Occorre attendere oggi, giorno in cui la diocesi di Verona ricorda il santo patrono, perché l'accesso alla parte superiore della basilica sia riaperto al grande pubblico permettendo così di vedere la pala dipinta dal Mantegna, nella sua rinnovata bellezza. Di soli dieci metri (il cordone è stato posto alla fine dei tre gradini che separano l'altare dal «secondo piano») sarà la distanza di sicurezza, definita tra l'altro «ottimale per la visione» da parte dell'architetto Flavio Pachera, che ha seguito i lavori di assemblaggio dell'opera. Ieri l'opera è stata presentata in anteprima agli addetti ai lavori. La cerimonia ufficiale di restituzione è invece prevista per oggi al termine della Santa Messa officiata dal vescovo, monsignor Giuseppe Zenti, anche se, fanno sapere gli organizzatori non ci sarà nessun velo a coprire l'opera durante la funzione. La sorpresa sarà la nuova illuminazione, a cui l'équipe di Pachera ha lavorato a lungo, e che verrà attivata solo all'ultimo momento. A spiegare a fedeli e curiosi convenuti in basilica la procedura di restauro nel dettaglio ci saranno proprio i tecnici dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, Fabrizio Magnani e Isabella Lapi Ballerini, mentre la direttrice dei musei civici, Paola Marini e Marco Ciatti, della Soprintendenza ai beni culturali del Veneto occidentale, illustreranno il valore artistico dell'opera. «Il fatto che sia presente l'intera squadra - ha detto Paola Marini - testimonia il carattere collettivo di questo lavoro, che non sarebbe stato possibile qualora fosse venuta a mancare anche una sola singola parte. Vanno sottolineati l'entusiasmo e la disponibilità con cui hanno lavorato il personale dell'Opificio che ha assegnato alla pala assoluta priorità. Prestazione, la loro, che non è costata nulla agli enti veronesi: il restauro della è da considerarsi infatti un regalo dello Stato». Perché il lavoro dei maestri toscani possa durare a lungo sono state prese molte precauzioni per la conservazione della pala coperta, dietro, da una cassa di legno volta a proteggerla dall'umidità. Temperatura e altre variabili atmosferiche saranno monitorate anche da due appositi sensori. Le iniziative liturgiche in basilica cominceranno domani di buon mattino: dalle 7 alle 9 si svolgeranno tre messe in cripta, mentre alle 10 sarà il momento della messa pontificale celebrata dal vescovo alla presenza delle autorità cittadine e di molti sindaci della diocesi. Ai primi cittadini del vicariato della Valpolicella spetterà il tradizionale compito dell'offerta dell'olio per la lampada votiva del Santo Patrono. Quello di oggi sarà l'ultimo San Zeno per l'attuale abate, don Rino Breoni, che regge la basilica dal 1999 e che verrà sostituito da monsignor Giovanni Ballarini, già a capo di un'altra chiesa con il titolo di abbazia, quella di Santo Stefano di Isola della Scala. «Certo, grazie alla Pala restaurata, quella di quest'anno sarà una ricorrenza speciale - ha detto il sacerdote - . Spero che i veronesi sappiano trarre da questa ricorrenza lo spirito di essere comunità, dopotutto è in primo luogo la festa della città. Per conto mio bilanci non me la sento di farne: il nostro compito è quello di seminare, ad altri spetta vedere il frutto».