Urbino. Palazzo Ducale, sede della Galleria nazionale delle Marche Anche tra gli operatori culturali delle Marche regna un clima di attesa e di incertezza per l'entrata in vigore del Codice dei beni culturali. Sulla possibilità di affidare ai privati anche la concessione dell'uso del bene culturale oggetto di valorizzazione, Lorenza Mochi Onori soprintendente regionale per il Patrimonio storico-artistico dice che «è una valutazione che va fatta caso per caso». E aggiunge: «Per quel che concerne la Galleria Nazionale, ci sono questioni gestionali piuttosto complesse che non consentono al privato di disporre "in loto" dell'ente, almeno nelle prime fasi attuative della legge. Ad ogni modo, sono favorevole a una giusta apertura nei confronti dei privati, con cui abbiamo intrapreso importanti collaborazioni rivelatesi indispensabili nel caso delle mostre temporanee e della gestione dei servizi aggiuntivi. Ben venga questo genere di collaborazione, la Soprintendenza garantirà il suo apporto scientifico affinché venga rispettata la tutela del patrimonio culturale». A individuare una sostanziale continuità dell'art. 115 del Codice Urbani con la precedente normativa è il soprintendente archeologo Giuliano De Marinis: «Non ritengo premette che ci si trovi di fronte a un cambiamento radicale nel settore della gestione dei beni culturali, penso che si tratti di un'istituzionalizzazione di una situazione già esistente. Non credo, inoltre, che si possa andare oltre alle forme di gestione che si stanno attuando al momento: nel settore archeologico consorzi, fondazioni e altri soggetti privala partecipano già alla valorizzazione dei musei e delle aree archeologiche». Si apre la prospettiva ili un allargamento del raggio d'azione anche per i concessionari dei servizi che finora era possibile affidare in outsourcing. Secondo Lutea Covarelli, presidente di Sistema Museo, azienda che si occupa di fornire servizi e competenze per la gestione e la valorizzazione dei beni culturali, il Testo unico è ancora piuttosto nebuloso: «Andrebbe verificato che cosa si intende per uso del bene osserva . Potenzialmente direi che la norma lascia maggiore spazio all'operatore privato, ma attendiamo un regolamento specifico. Di certo c'è che la legge Ronchey, pur avendo degli aspetti innovativi, andava rivista anche alla luce della forte crisi che il nostro settore sta attraversando». Nutre qualche speranza di miglioramento anche Andrea De Crescentini, responsabile di Novamusa, società che gestisce la biglietteria e il bookshop della Galleria nazionale delle Marche di Urbino e della Rocca Demaniale di Gradara. «Per noi afferma sarebbe un'importante opportunità, a patto che si riescano a superare quei problemi burocratici che ci hanno impedito di attuare al meglio i progetti di valorizzazione. Finora il ministero non è riuscito a garantire l'apertura serale dei musei, a causa degli ostacoli posti dai sindacati del personale statale».
Valutazioni da fare caso per caso, ben venga la collaborazione. Un'apertura dalle Marche
La Galleria Nazionale delle Marche a Urbino è al centro di attesa e incertezza per l'entrata in vigore del Codice dei beni culturali. La Soprintendenza regionale per il Patrimonio storico-artistico, Lorenza Mochi Onori, afferma che la concessione dell'uso del bene culturale può essere affittata ai privati, ma solo caso per caso. Per la Galleria Nazionale, ci sono questioni gestionali complesse che non consentono al privato di disporre "in loto" dell'ente. Tuttavia, la Soprintendenza è favorevole a una giusta apertura nei confronti dei privati, con cui ha intrapreso collaborazioni importanti.
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