VENEZIA Alla fine, il presidente del consiglio regionale Marino Finozzi ha acceso il microfono durante l'ennesima rissa verbale e ha mandato tutti a casa: «Avete raggiunto lo scopo, ci vediamo domani». Quale scopo? Quello di non approvare il Piano Casa, il primo in Italia che concede i bonus a chi ristruttura. E molto difficilmente il piano verrà approvato oggi, visto che mancano i presupposti minimi di un'intesa tra maggioranza e opposizioni («Si farà dopo le elezioni»), sulla base della quale potrebbe essere rimossa l'enorme massa di emendamenti che sbarra la legge. Galan: «Opposizione irresponsabile». VENEZIA Sono le 19 passate da qualche minuto quando il presidente del consiglio regionale, Marino Finozzi, accende sconsolato il microfono durante l'ennesima rissa verbale tra gli opposti schieramenti e manda tutti a casa: «Avete raggiunto lo scopo, ci vediamo domani ». Quale scopo? Quello di non approvare il Piano Casa. Non ieri, almeno. E molto difficilmente accadrà oggi, visto che mancano i presupposti minimi di un'intesa tra maggioranza e opposizioni, sulla base della quale potrebbe essere rimossa l'enorme massa di emendamenti (sono più di duemila) che ostruisce la strada al cammino della legge. Perciò, a dispetto del pressing esterno avviato dall'Associazione dei costruttori («Il Piano casa serve subito - è stato l'appello lanciato dell'Ance - , altrimenti nell'edilizia ci saranno quest'anno ventimila posti di lavoro in meno»), il consiglio regionale di ieri si è trasformato in un grande palcoscenico, dove è andata in scena la tragicommedia della politica veneta. Titolo: «È tutta colpa degli altri». Dopo una mattinata di infruttuose trattative riservate, l'intero pomeriggio se n'è andato in una gara a rinfacciarsi le responsabilità della paralisi. Il picco è stato toccato dopo che Giampietro Marchese (Pd), vicepresidente di minoranza del consiglio regionale, ha piazzato un doppio intervento a muso duro. Parte prima: «Non ci sono le condizioni per un accordo, allora non stiamo qui a massacrarci a vicenda. Rinviamo il Piano Casa a dopo le elezioni, non saranno questi 15 giorni - lo dico all'Ance - a creare più disoccupazione nell'edilizia ( proposta respinta, ndr) ». Parte seconda, più tardi: «Noi torneremo qui a giugno, a luglio, ad agosto e se servirà anche a settembre, per discutere e approfondire questa legge finché sarà necessario». La scansione dei mesi da qui all'autunno ha mandato in ebollizione il sangue dei consiglieri di maggioranza, protesi a raggiungere l'obiettivo quanto prima. Carlo Alberto Tesserin (Forza Italia), il decano di palazzo Ferro Fini, è sbottato: «Le parole di Marchese segnano la fine di questo consiglio e delle regole democratiche: una minoranza tracotante si è arrogata il diritto di approvare il Piano Casa quando farà comodo a lor signori». Remo Sernagiotto, capogruppo di Forza Italia-Pdl: «Capisco i consiglieri della sinistra, che hanno dichiarato apertamente di utilizzare l'ostruzionismo per bloccare la legge. Ma il Pd, come fa il Pd riformista a tenere questo atteggiamento? Volete che approviamo la stessa legge della Toscana? Io vi dico: tornate in Veneto, siete fuori dal mondo». In un'atmosfera ormai irrimediabilmente surriscaldata, il capogruppo del Pd Giovanni Gallo ha affidato a un breve comunicato il suo pensiero: «La questione è troppo delicata per essere oggetto di strumentalizzazioni tipiche di ogni campagna elettorale. E' invece interesse di tutti affrontare un provvedimento così importante con animo sereno e quindi rinviarlo a dopo le elezioni di giugno. E sia chiaro che il Pd non vuole votare una legge-porcata come quella che ci è stata presentata». A distanza si è fatto sentire anche il governatore Giancarlo Galan: «La sinistra sta condannando ventimila lavoratori dell'edilizia a perdere il posto e centinaia di famiglie venete a non vedere realizzato il sogno di investire nella propria casa. A quelli del Pd - ha sferzato Galan - do un consiglio: non si presentino alle prossime elezioni, saltino un giro e si facciano risentire quando avranno qualche idea nuova».
VENETO - Piano casa, lite in Consiglio
Il presidente del consiglio regionale Marino Finozzi ha acceso il microfono durante una rissa verbale tra gli schieramenti e ha mandato tutti a casa, dicendo di aver raggiunto lo scopo. Il Piano Casa, il primo piano in Italia che concede i bonus a chi ristruttura, non verrà approvato oggi. La mancanza di un'intesa tra maggioranza e opposizioni rende difficile l'approvazione della legge. I consiglieri del Pd hanno piazzato un doppio intervento a muso duro, rinviano il Piano Casa a dopo le elezioni. Il governatore Giancarlo Galan ha condannato la sinistra per aver condannato ventimila lavoratori dell'edilizia a perdere il posto.
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