SALERNO Se il Soprintendente ai beni culturali di Salerno, Giuseppe Zampino, ritiene «del tutto prematuro commentare » la bozza del ministro Sandro Bondi che lascerebbe a Salerno solo la Soprintendenza ai beni archeologici, perchè «per il momento è solo un'ipotesi», i sindacati sono già sul piede di guerra. «E' stata messa in atto una tutela a favore esclusivo di Napoli e a discapito di Salerno. Torniamo ad una gestione dei beni culturali napolicentrista, tipica del periodo pre-terremoto» è il commento a caldo di Antonio Braca (Cgil-Fp) che immaginava che «prima o poi sarebbe successo, ma non credevo in modo così inaudito, perché è solo Salerno a pagare la politica dei ministri Tremonti e Brunetta». E se Zampino si trincera dietro un «non spetta a me commentare la riforma attuata dal ministero», la Cgil chiama già in causa il sindaco Vincenzo De Luca e tutte le istituzioni presenti sul territorio «perché la bozza, se dovesse diventare legge, sarebbe peggio di come la immaginavamo. E le istituzioni territoriali sono le uniche a poter intraprendere la battaglia, dal momento che viene mortificato l'intero territorio provinciale sotto ogni punto di vista ». L'analisi di Braca sulle conseguenze negative che deriverebbero dalla bozza, convertita in legge, non coinvolge solo il patrimonio artistico e culturale della provincia di Salerno, ma anche l'indotto lavorativo ed economico che ne deriva. «Siamo preoccupati per i lavoratori spiega perché, con l'entrata in vigore della legge, molti di loro saranno sicuramente messi in mobilità e siamo allarmati anche per lo sviluppo economico del territorio. Una mostra sull'avorio organizzata ad Amalfi, per esempio, attira molti turisti. Se non avremo più la possibilità di organizzare eventi culturali di un certo spessore, anche l'economia della provincia di Salerno ne risentirebbe molto». Senza dimenticare poi che negli uffici della Soprintendenza approdano tutte le pratiche sull'abusivismo edilizio. «E i tagli dei direttori, che a Salerno dovrebbero essere almeno tre continua il sindacalista della Cgil renderebbero il lavoro più difficile per i funzionari. Come può un funzionario, senza la forza, la gestione e il controllo di un direttore, trattare con i proprietari presunti responsabili dell'abuso edilizio? Ciò costringerebbe i funzionari a svolgere solo il lavoro ordinario». Il rischio più alto resta comunque quello di tagliare Salerno fuori dal circuito artistico e culturale della Campania. E limitarne di molto la competenza territoriale. «Mantenere solo la Soprintendenza ai beni archeologici spiega Braca significherebbe gestire solo l'area archeologica di Paestum, perché quella di Velia è gestita già della Scabec, che fa riferimento alla Regione Campania e quindi a Napoli». Da qui, dunque, l'appello rivolto alle istituzioni salernitane e provinciali. «Noi come sindacato conclude ci faremo sentire anche a Roma, ma il sindaco De Luca e il futuro presidente della Provincia non possono lasciarci solo, perché si rischia di impoverire un intero territorio che con il duro lavoro della Soprintendenza è riuscito a farsi conoscere anche fuori dei confini regionali».
SALERNO - Soprintendenze abolite: Zampino tace e la Cgil chiede aiuto a De Luca
Il sindacalista Antonio Braca della Cgil-Fp ha espresso preoccupazione per la bozza del ministro Sandro Bondi che potrebbe lasciare a Salerno solo la Soprintendenza ai beni archeologici. Braca ha affermato che la bozza sarebbe peggio di come la immaginavano e che sarebbe un colpo per il patrimonio artistico e culturale della provincia, nonché per l'indotto lavorativo ed economico. Ha anche sollevato preoccupazioni per la gestione degli uffici della Soprintendenza e per il rischio di tagliare Salerno fuori dal circuito artistico e culturale della Campania. Braca ha chiamato in causa il sindaco Vincenzo De Luca e il futuro presidente della Provincia per affrontare la situazione.
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