Dopo quasi dieci anni di scontri, discussioni, lotte intestine, dibatti pubblici, atti giudiziari, e via dicendo, la costruzione nell'area del Comune di Ravello dell'Auditorium progettato dal brasiliano Oscar Niemeyer, uno dei più grandi architetti del Novecento, sta per essere ultimata. Finalmente ora chiunque può rendersi conto che l'impegno costante dei suoi fautori, animati solo da buone intenzioni, non meritava tanta inutile, contraria e testarda animosità. Il ruolo di richiamo internazionale che l'Auditorium può adesso concretamente svolgere in uno degli scenari turistico- ambientali più belli d'Italia rappresenta, e non solo a mio parere, una occasione straordinaria per rilanciare nuove iniziative di politica culturale. Sopratutto in una regione che ha bisogno di far dimenticare i suoi momenti di crisi, passati e presenti. Come i fatti recenti purtroppo dimostrano. I lettori del Corriere del Mezzogiorno ricorderanno probabilmente che, sulle scelte politiche relative all'organizzazione culturale a Napoli e nella Regione Campania, sono intervenuto numerose volte, convinto come sono che l'industria culturale, concepita in tutte le sue diverse forme nonostante i problemi che la città e la regione si trovano quotidianamente a dover fronteggiare sia ancora un volano imperdibile di crescita sociale e di sviluppo economico, soprattutto in aree turistiche come quelle che abbiamo sotto gli occhi. Creare nuove occasioni di turismo culturale è, tra l'altro, un impegno che, proprio in tempi di crisi, consente rendimenti non trascurabili di flussi finanziari. Tutto bene, quindi? No, niente affatto. Il percorso finale del nuovo Auditorium di Ravello appare ancora una volta accidentato e denso di insidie. Insidie che solo apparentemente hanno una rilevanza politica mentre, più realisticamente, sono frutto di piccole rivalse «localistiche». Il caso nasce dall'imminente inaugurazione dell'Auditorium che, da un lato, il Comune di Ravello, proprietario dell'immobile, vorrebbe considerare di sua esclusiva competenza e, dall'altro, la Fondazione Ravello chiede, giustamente, che non le venga all'ultimo momento sottratto senza alcun motivo. Va ricordato al lettore che la Fondazione Ravello è l'unico ente deputato dalla Regione, dalla Provincia, e dallo stesso Comune, a coordinare e organizzare i siti di interesse culturale e artistico presenti nella cittadina così amata da Wagner. La gestione culturale dell'Auditorium per la costruzione del quale la Fondazione, tra l'altro, si è laboriosamente adoperata in tutti questi anni è quindi parte integrante della sua stessa ragione sociale. E ciò non solo in base allo statuto, accettato e sottoscritto dallo stesso Comune, suo socio fondatore, ma anche in base ai meriti accumulati in sei anni, grazie alla professionalità dei suoi addetti, all'attività svolta, ai consensi ricevuti, sia in Italia che all'estero. È fin troppo evidente che l'amministrazione comunale di Ravello, in quanto proprietaria dell'Auditorium, dovrà certamente avere un ruolo nella gestione delle sue attività. Ora, qui non si tratta di gestire un condominio di quartiere, ma di essere all'altezza, ciascuno con il suo compito e la sua funzione, di una grande impresa che va realizzata con metodi e misure appropriate alla caratura internazionale e alla conseguente ricaduta di immagine che ne può derivare al Comune stesso, alla Provincia, alla Regione. E, oserei dire, al Paese. Questa impresa, per il momento, è limitata alla inaugurazione dell'Auditorium che ha tuttavia bisogno di una complessa organizzazione, in grado di mettere in campo professionisti di alto livello, con procedure e tempi da grande organismo culturale. La Fondazione pensa ad una inaugurazione di grandissimo richiamo internazionale, da realizzare non solo attraverso la presenza di grandi artisti ma anche con l'intervento del presidente del Brasile Lula e del presidente Napolitano. Un grande evento, quindi, che non potrà non apparire all'altezza di una struttura che reca lo stigma di un forte rilievo istituzionale, che va a sua volta percepito come emanazione autorevole della stessa politica regionale. È noto quanto il Festival di Ravello, per merito della Fondazione, abbia enormemente ingrandito il bacino di spettatori delle manifestazioni musicali ravellesi. L'Auditorium di Niemeyer intende proseguire questa esperienza che gli ambientalisti non hanno mai afferrato aggiungendovi la perfezione acustica, agevolata dall'edificio concavo, la godibilità del paesaggio, visibile attraverso l'ampia vetrata di accesso e dall'oblò retrostante l'orchestra. L'idea di costruire l'Auditorium nacque proprio all'interno di un ampio «Progetto Ravello» che poggiava su quattro cardini fondamentali: una Fondazione che gestisse organicamente i beni e gli eventi culturali; il rilancio del preesistente Festival wagneriano; l'istituzione di una scuola internazionale di formazione al management culturale; la creazione, infine, di un Auditorium che offrisse a Ravello una vita turistica e culturale per l'intero anno solare e non solo limitata al breve spazio di tempo della stagione estiva. Ravello è così divenuto, all'inizio del nuovo secolo, l'unico esperimento sistemico (Festival Fondazione Auditorium) di sviluppo regionale tramite la cultura. La cui importanza, in un contesto territoriale così sconquassato da antichi ritardi e da nuove questioni sociali, tuttora insolute, non va certo sopravvalutata ma neppure considerata con quella eccessiva unilateralità che ha distinto la politica culturale della regione in questi ultimi anni. La questione legata ad un evento che potrebbe persino essere solo di routine rischia invece di diventare un vero e proprio affaire, se non si troverà un tavolo di concertazione autorevole in cui comporre tutti gli interessi in gioco. Perché il futuro del Mezzogiorno d'Italia o sarà virtuosamente e convenientemente collegato al binomio turismo- cultura, o non sarà. E l'Auditorium di Oscar Niemeyer di tutto ha bisogno fuorché di divenire l'ennesima cattedrale nel deserto.
RAVELLO - Ultimo assalto all'auditorium
L'Auditorium progettato da Oscar Niemeyer a Ravello è stato costruito dopo quasi dieci anni di scontri e discussioni. La costruzione è stata ultimata e ora il Comune di Ravello e la Fondazione Ravello devono decidere chi gestirà l'edificio. La Fondazione Ravello è l'unico ente deputato dalla Regione, dalla Provincia e dallo stesso Comune a coordinare e organizzare i siti di interesse culturale e artistico. L'Auditorium intende proseguire l'esperienza del Festival di Ravello, che ha ingrandito il bacino di spettatori delle manifestazioni musicali ravellesi.
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