La battaglia sulla tramvia ha cambiato scenario: dalle polemiche sui tracciati al taglio dei fondi. Il governo, riportano le cronache, vorrebbe dirottare oltre un centinaio di milioni, destinati alle linee 2 e 3, alla ricostruzione dell'Abruzzo. Molti sostengono che sarebbe una decisione politica per colpire la giunta fiorentina, di centrosinistra, e avvantaggiare l'opposizione, di centrodestra, che la tramvia ha sempre osteggiato; e questo proprio ora che infuria la campagna elettorale. Un'ipotesi rafforzata dall'intervento del ministro Bondi che proprio ieri ha rilanciato le condizioni poste dalla soprintendenza, ben due anni fa, come ulteriore ostacolo alla realizzazione delle nuove linee ferrate. Invece è certa la disperata ricerca di fondi per garantire le promesse fatte agli abruzzesi che spinge il governo a racimolare, dove e come può, più soldi possibile, anche a dispetto di altri impegni già presi. Ma il punto centrale della questione tramvia è un altro. In gioco è il credito della pubblica amministrazione. Quando si sono poste delle firme, quando si sono tenuti concorsi o bandi pubblici regolarmente conclusi, la collettività nazionale e internazionale deve sapere che la decisione è presa da una amministrazione, locale o statale, affidabile. A Firenze già non è andata così per la pensilina di Isozaki, destinata all'uscita degli Uffizi: un bel concorso internazionale, garantito da altissimi funzionari dello Stato competenti in materia; poi la scelta del vincitore non è piaciuta a qualcuno e tutto si è fermato. Un metodo che mina l'affidabilità delle istituzioni nel loro complesso. L'indifferenza per le regole e i patti sottoscritti, a favore di un presunto fine che giustifica i mezzi, segna negativamente l'azione pubblica. E il danno è per tutti. All'estero non si distingue tra maggioranze diverse, si identifica tutto con l'intero Paese: nel caso del tram, per esempio, è coinvolto indirettamente lo Stato francese. Per gli investitori stranieri sapere che da noi tutto è aleatorio è un freno determinante. Per non parlare della giustizia civile, che sembra concepita apposta per non garantire chi subisce danni. Si fa un gran parlare della necessità di attrarre progetti e finanziamenti, a Firenze o in Italia, ma poi ci si ingegna sempre sempre con zelo a rendere l'ambiente, diciamo così, meno accogliente possibile.