«Ci sono dei luoghi nella nostra città che sono un grande punto di riferimento religioso; altri, invece, si distinguono per la loro particolare importanza civile: San Lorenzo Maggiore ha la caratteristica di contenerli entrambi», ha sottolineato, ieri, il presidente Antonio Bassolino, giunto nella sala Sisto V del complesso del Frati minori conventuali, in San Lorenzo, appunto per inaugurare il nuovo itinerario archeologico che si sviluppa, sette metri più in basso, tra le botteghe e i palazzi di una Napoli antica di duemila anni. Il percorso, che sarà visitabile a partire da oggi, se da un lato e dopo «lunghi lavori» come ha rimarcato il soprintendente archeologo di Napoli e Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, «consente di camminare in un grande quartiere dell'antica città di Napoli», dall'altro lato costituisce una sorta di unicum perché con i suoi quasi tremila metri di sviluppo tra strade ampie e basolate e viuzze strette e una vera e propria città nella città. Una città, Neapolis, che aveva il centro civile e sociale: il Foro, appunto in quell'area sulla quale, nel VI secolo dopo Cristo, il vescovo napoletano Giovanni II fece edificare una basilica paleocristiana dedicata al martire Lorenzo. Quasi quattro secoli prima, in quello stesso luogo, i greci avevano costruito la loro piazza principale, l'Agorà. Storia su storia, dunque. Con i napoletani del I secolo dopo Cristo che compravano carne e verdura nelle botteghe del Macellum, il mercato cittadino dell'epoca, e, magari, allora come oggi, non disdegnavano di acquistare una tracta, la pizza-focaccia che un antenato dei moderni pizzaioli infornava e cuoceva nel caratteristico forno a cupola e senza camino. Il Macellum si trovava proprio laddove oggi c'è il chiostro di San Lorenzo. E, poiché il terreno si presentava con una forte pendenza si costruirono dei terrazzamenti per evitare possibili e distruttive frane. La nuova area archeologica, dunque, quasi poggia su questo terrazzamento e comunica con una grande cisterna in cui erano destinate a incanalarsi le acque meteoriche che scendevano dalle colline situate a nord dell'abitato. In prossimità della cisterna, un grande edificio, con pareti affrescate e pavimenti in mosaico, secondo Daniela Giampaola, archeologa della soprintendenza di Napoli e responsabile dello scavo, in antico dovette essere la sede di una corporazione o di un sindacato. E, come hanno evidenziato il direttore del complesso monastico di San Lorenzo Maggiore e il rappresentante provinciale dei Frati Minori, il percorso che è stato inaugurato «se da un lato fa scoprire una nuova dimensione della Napoli greco-romana dall'altro, dopo secoli di oblio, porta alla luce uno spaccato di vita unico nel suo genere». «Insomma - ha rimarcato Bassolino - l'area recuperata valorizza ancor più i resti archeologici già esistenti e offre a turisti e cittadini una nuova occasione per approfondire la storia millenaria non solo di san Lorenzo ma della città tutta».