Dalla volta riemergono gli affreschi di Manfredino da Pistoia, allievo di Cimabue. Il ciclo celebra l'Ordine dei Carmelitani C'E' UNA PENNELLATA di Assisi in centro storico, c'è un allievo prediletto di Cimabue, che lavorò con lui nella basilica di San Francesco, dentro la chiesa di Nostra Signora del Carmine. Si chiama Manfredino d'Alberto, detto da Pistoia, un toscano di grande tempra e di fama internazionale, che affresca insieme al "gigante" toscano il transetto della basilica superiore di Assisi, e che alla fine del Duecento opera a Genova. Qui ha lasciato alcune preziose eredità artistiche ma si tratta di brani pittorici: mai si immaginava di ritrovare, nella basilica del Carmine, un ciclo di affreschi quasi intatto che ci proietta nel lontanissimo medioevo con una freschezza pittorica incandescente ad illuminare, quasi, personaggi della Bibbia e del Carmelo. Un ritrovamento che colpisce. E più che mai ha colpito Clario Di Fabio, professore di Storia dell'Arte Medioevale all'Università di Genova, che quando fu interpellato, qualche tempo fa, dal parroco don Davide Bernini perché interpretasse questa teoria di donne e uomini santi e re che quasi balzava fuori dalle pareti del prebisterio, si è accorto subito di trovarsi davanti al collaboratore più stretto del fiorentino Cimabue. Non fosse altro che Di Fabio, per anni direttore del museo di Sant'Agostino, lì conservava tracce di affreschi di Manfredino da Pistoia "strappati" nell'Ottocento dalla chiesa di San Michele di Fassolo, edificio romanico demolito per fare posto alla stazione di Principe. Clario Di Fabio dice che, salito sul ponteggio, quando si è trovato faccia a faccia con un San Lorenzo "impressionante", con un profeta Elia dalla massiccia eppure fluente barba bianca, con un San Bartolomeo vestito e atteggiato da re, gli ha preso un tuffo al cuore. Era Manfredino da Pistoia. Racconta Di Fabio. «Siamo in presenza,probabilmente, del ciclo più antico in Italia che celebra l'Ordine religioso dei Carmelitani. Che nato in Palestina, forse fondato addirittura dal profeta Elia, obbligato a trapiantarsi in Occidente, in seguito alla riconquista musulmana dei luoghi santi, si trasformò in Ordine Mendicante e proprio a Genova ebbe uno dei suoi primi conventi, al Carmine». Dove Manfredino, che era fresco di collaborazione con Cimabue ad Assisi, dà il meglio di sè: con una pittura moderna, all'avanguardia, piena zeppa di luce, e una intensità di colori che il tempo non ha scalfito. Il Carmine è un cantiere da anni e via via questa chiesa buia e che "sapeva" quasi di muffa è diventata, attraverso un intenso lavoro di ristrutturazione che ha portato alla luce vari strati decorativi dal periodo gotico fino all'Ottocento, una delle chiese più belle e importanti, artisticamente e storicamente, di Genova. «Che si conferma città crocevia di artisti e architetti di chiara fama già nel medioevo». Lo annotava ieri il soprintendente Giorgio Rossini intervenuto alla presentazione del ciclo "assisiano" insieme a Clario Di Fabio, all'architetto Giovanni Battista Varese direttore dei lavori, a Luca Longhi l'esperto del restauro, a Stefano Dellepiane e Marco Doria per la Compagnia di San Paolo che ha consentito con il congruo sostegno economico di andare avanti e di recuperare, sotto le scialbature, questo tesoro. Ora il presbiterio, con quel ciclo pittorico così rilevante, assume all'interno della chiesa del Carmine, un ruolo preminente e quindi va fatto risaltare attraverso una illuminazione particolare. Non solo: dietro gli scranni lignei del coro, che comunque vanno restaurati, potrebbe esserci un'altra sorpresa, ancora affreschi medievali, ancora Manfredino e gli artisti della bottega di Cimabue. Va da sè che la chiesa abbisogna di altro supporto economico per continuare un lavoro che è meglio non interrompere. Perché potrebbe ancora riservare stupori. Manfredino da Pistoia viene a Genova probabilmente per conto di alcuni esponenti della casata dei Fieschi che a quanto sembra (e sul tema ci sarà un convegno il 3 giugno a Roma sul cantiere di Assisi anche in occasione della importante mostra di Giotto appena inaugurata) è il canale grazie al quale si istituisce un contatto tra i committenti genovesi e la bottega di Cimabue. Ponendo le basi per la chiamata in città appunto di Manfredino proprio negli anni in cui Opizzo Fieschi, parente stretto di papi e cardinali, governava l'arcidiocesi di Genova con il titolo di amministratore apostolico. Così grazie a questi affreschi Genova ridisegna la sua presenza all'interno di uno dei momenti più cruciali dell'arte occidentale, quella che ha per luoghi emblematici Firenze, Roma e specialmente Assisi con queste personalità artistiche, in azione, a dir poco mitiche come Cimabue, Duccio, il giovane Giotto. E un gradino "sotto" Manfredino. bonomettiilsecoloxix.it
LIGURIA - Carmine, nella chiesa un angolo di Assisi
Il ciclo di affreschi di Manfredino da Pistoia, allievo di Cimabue, è stato ritrovato nella chiesa del Carmine di Genova. Il ciclo, che celebra l'Ordine dei Carmelitani, è probabilmente il più antico in Italia e risale al Duecento. Manfredino ha lavorato con Cimabue a Assisi e ha anche creato affreschi a Genova. Il ritrovamento ha colpito Clario Di Fabio, professore di Storia dell'Arte Medioevale, che ha riconosciuto il stile di Manfredino. La chiesa del Carmine è stata oggetto di un'intensa ristrutturazione che ha portato alla luce vari strati decorativi, tra cui il ciclo di affreschi.
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