Il sistema degli ecomusei del Salento è risultato essere fra i migliori progetti presentati per la candidatura italiana al premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa. Per questa ragione gli è stata conferita una menzione, direttamente dalla direzione generale per la qualità e la tutela del Paesaggio del ministero per i Beni e le attività culturali. Un riconoscimento importante per il progetto Sesa (Sistema ecomuseale del Salento), la cui candidatura è stata proposta dalla Regione Puglia con il laboratorio di Architettura del paesaggio di Lecce diretto dall'architetto Francesco Baratti. Grande soddisfazione ha espresso l'assessore regionale all'Urbanistica e alla pianificazione territoriale Angela Barbanente che ha dichiarato: «Questa menzione è il riconoscimento del lavoro avviato da anni dall'università del Salento e interpretato dalla Regione come buona pratica da diffondere su tutto il territorio pugliese. E infatti il prossimo sabato, 23 maggio, ci sarà un convegno sugli ecomusei e sarà firmato un protocollo di intesa fra la Regione e i Comuni della Valle d'Itria a Locorotondo». Negli ultimi anni il Salento è stato pioniere per questi aspetti. Sono state intraprese importanti iniziative per valorizzare il paesaggio e sviluppare una coscienza di luogo da parte dei suoi abitanti. Il primo passo è stato quello di valorizzare alcuni siti archeologici, creando così il Museo diffuso a Cavallino, di cui è responsabile scientifico Francesco D'Andria, direttore della Scuola di archeologia dell'ateneo salentino. Le successive esperienze hanno permesso lo sviluppo di un progetto pilota per la Puglia, che ha visto la realizzazione di diversi ecomusei. Sono così nati il centro di educazione ambientale ad Alessano, l'ecomuseo urbano a Botrugno, quello del paesaggio delle serre salentine a Neviano, il museo diffuso con il castello di Alceste a San Vito dei Normanni e l'ecomuseo dei paesaggi di pietra a Vernole. Il comune denominatore di queste esperienze, realizzate tutte sotto la direzione scientifica di D'Andria, è quello della partecipazione attiva della comunità chiamata a conservare, interpretare e valorizzare il proprio patrimonio, secondo i dettami della Convenzione europea del paesaggio. La partecipazione dei cittadini, inoltre, può permettere di praticare una prevenzione sugli interventi impropri e scorretti nel paesaggio. Professor D'Andria, da questo primo riconoscimento scaturisce un'ulteriore spinta alla valorizzazione del modello ecomuseale? «Sicuramente il passo successivo è quello di poter rappresentare la candidatura italiana e vincere il Premio del paesaggio del Consiglio d'Europa, che nasce quest'anno e ha una cadenza biennale. Sicuramente rappresenta già un ottimo traguardo questa nomination e cioè il fatto che, fra tanti progetti, quello del Sesa abbia ricevuto una menzione a livello nazionale. Questo sistema a rete, proposto e ideato dall'architetto Francesco Baratti, è un modello collegato al Piano paesaggistico nazionale e rientra nella prospettiva della Carta dei beni culturali della Regione Puglia. E' il frutto di varie esperienze e molti anni di lavoro, dal Museo diffuso di Cavallino a quello di Vaste, in poi. E ha una sua carica innovativa ». Qual è l'elemento di novità che contraddistingue un ecomuseo? «Alla base c'è il superamento di uno schema museale rigido. Si privilegia l'interazione dei fattori storici, antropici e ambientali, raccordati tutti dal paesaggio. E l'altro fattore determinante è dato dalla possibilità che la comunità ha di dare il proprio riconoscimento ai valori del proprio territorio. E' un processo inverso a quello solitamente imposto ai musei e ai parchi archeologici ». E in che modo si manifesta questo diverso orientamento? «L'istituzione di un nuovo museo solitamente subisce un rapporto top-down, in quanto è il ministero che ne consacra l'istituzione. In questo caso il processo è esattamente inverso in quanto sono le stesse comunità locali a realizzare, sulla falsariga di un modello anglosassone, delle mappe in cui sono inseriti i beni materiali e immateriali, tradizioni, usi, racconti da salvaguardare. E' la collettività che interagisce e interpreta il suo territorio di riferimento e tutti vi partecipano: dagli alunni di scuola agli anziani ». Il progetto del sistema ecomuseale è stato presentato alla candidatura del premio con l'ausilio di un video e di alcune tavole in cui era raffigurato un trenino. Cosa indica? «Questa locomotiva è alla testa di otto vagoni che contengono i simboli dei centri che ospitano gli ecomusei e rappresenta questo viaggio a tappe per la conoscenza e la valorizzazione del territorio». Un modello, dunque, che viaggia su nuovi binari e aperto a tutti i cittadini che vogliano diventare portatori sani di memoria.
Ecomusei. Il Sistema salentino creato da D'Andria e Baratti candidato al premio europeo del paesaggio
Il sistema degli ecomusei del Salento è stato nominato per la candidatura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa. Il progetto, ideato dall'architetto Francesco Baratti, è stato presentato con un video e delle tavole che rappresentano un trenino che viaggia su nuovi binari e aperto a tutti i cittadini. Il sistema ecomuseale è un modello innovativo che supera lo schema museale rigido e privilegia l'interazione dei fattori storici, antropici e ambientali. La comunità locale partecipa attivamente alla realizzazione e valorizzazione del proprio patrimonio, secondo i dettami della Convenzione europea del paesaggio.
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