Archeologia Sequestrati in Grecia i reperti rubati I dipinti saranno esposti nella Reggia Furono asportati da una chiesetta rupestre, ubicata tra Calvi Risorta e Sparanise, i due affreschi del valore di circa mezzo milione di euro (sul mercato clandestino) recuperati dai carabinieri del Reparto Operativo di Tutela del Patrimonio Culturale che hanno anche denunciato 15 persone. Gli affreschi, che rientrano in una delle quattro operazioni condotte dall'Arma, raffigurano i volti illuminati di due Santi, con la testa reclinata verso l'alto a seguire l'ascensione al cielo del Cristo. Restituiti dalla Grecia, che li sequestrò alla sorella del discusso mercante d'arte Cristo Michailidis socio del britannico Robert Symes, i frammenti di affresco tornati in Italia furono letteralmente strappati 30 anni fa dalle pareti della Grotta delle Formelle, una sorta di santuario rupestre dell'antica Cales, le cui volte erano ricoperte degli affreschi risalenti all' XI secolo. Dipinti di epoca bizantina, dove colpiscono gli azzurri, i cinabro, gli ocra. «I tombaroli spiega Stefano De Caro, ex soprintendente regionale, oggi direttore generale per l'archeologia del ministero dei Beni Culturali utilizzarono uno strumento di quelli che servono per tagliare la pietra, lasciando sulle pareti tufacee della grotta due profonde ferite a forma di piramide. Per il momento però è difficile che quei vuoti possano essere riempiti e i santi tornare al loro posto. Perchè il sito, in aperta campagna, non ha vigilanza nè protezioni. Più probabile invece dice De Caro che, in attesa che venga finalmente realizzato il parco archeologico che si attende da anni per la zona, i due dipinti vengano esposti nella Reggia di Caserta, dove è stato allestito un piccolo museo ». Sempre i carabinieri di Roma, qualche anno fa, recuperarono diverse opere d'arte trafugate in passato in quattro chiese della provincia di Caserta nel corso dell'operazione denominata «Malta». Oggetti di rilevante importanza artistica erano spariti dalla chiesa della Maddalena di Capua; dalle chiese dell'Annunziata e Santa Maria delle Grazie di Caiazzo e dalla chiesa dell'Annunziata di Arienzo. Dopo un anno di indagini svolte sul territorio nazionale ed estero, l'Arma riuscì a ricostruire le direttrici di un traffico internazionale di opere d'arte rubate, denunciando in stato di libertà 35 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di ricettazione aggravata e continuata, illecita detenzione di reperti archeologici, incauto acquisto e danneggiamento di opere d'arte. Le indagini ebbero inizio dopo l'individuazione di una lastra marmorea esposta all'interno di una vetrina di un noto negozio di via del Babuino a Roma che, abilmente modificata, era stata messa in vendita come addobbo murale di una vasca ornamentale destinata alle ville di facoltosi clienti. La lastra in marmo policromo del Settecento, facente parte di un altare, venne riconosciuta per caso da un maresciallo dei carabinieri che anni prima si era occupato del furto di un altare avvenuto nella chiesa napoletana del Gesù e Maria. Di qui le perquisizioni, eseguite dapprima nella zona di Gregorio VII e Piazza Pio XI (dove in un attico di un noto architetto, tra vari reperti archeologici illegalmente detenuti è stato rinvenuto e sequestrato un sarcofago romano da bambino del II secolo d.C.) e poi in diverse province.