Discussioni Il ministro della Cultura: fondi pubblici per manifestazioni di parte. Replica l'assessore La Fiera di Torino, mai così ricca di offerta culturale, da Orhan Pamuk a Salman Rushdie, si è conclusa nel segno della polemica politica. Ieri, a dare un'inaspettata scossa all'ormai stanca giornata conclusiva, Sandro Bondi, ministro per i Beni e le attività culturali, che, senza abbandonare mai il tono bonario e flemmatico, ha risposto ad alcune domande menando fendenti contro la sinistra. Questione numero uno: la particolare capacità di iniziativa e vivacità culturale che sta mostrando Torino in questi ultimi anni. «Sì è vero, Torino e il Piemonte hanno avuto un cambiamento straordinario a livello dell'economia, della società e della cultura risponde Bondi, dopo aver firmato allo stand della Rizzoli l'appello in favore della blogger cubana Yoani Sánchez ed essere andato in quello della Mondadori per firmare copie del suo libro Il sole in tasca. L'utopia concreta di Adriano Olivetti e Silvio Berlusconi . Tuttavia la dimensione politica è rimasta indietro. La cosa pubblica andrebbe messa al servizio di tutti e non dovrebbe essere usata per una sola parte politica ». A cosa allude? «Quando a fine aprile si è fatta la Biennale democrazia risponde il ministro il programma avrebbe dovuto essere un po' più equilibrato. Sono stati usati soldi pubblici per manifestazioni culturali di parte». La conversazione si svolge davanti ad Alain Elkann, presidente del Museo Egizio, uno dei luoghi di eccellenza culturale di Torino, al presidente per la Fondazione del libro, Rolando Picchioni, e all'assessore alla Cultura della Regione Piemonte, lo storico Gianni Oliva, che commenta: «Il ministro Bondi a Torino ha fatto soltanto nomine di centrodestra: Giampiero Leo al museo egizio, Enzo Ghigo nel comitato per le celebrazioni dei centocinquant'anni dell'Unità d'Italia, anniversario che cade nel 2011». La seconda polemica riguarda appunto i finanziamenti per le celebrazioni del 2011. «Abbiamo già erogato la prima tranche di 50 milioni di euro sui 150 previsti. Per il resto è necessaria una verifica finanziaria, perché la vicenda dell'Abruzzo ci obbliga a seguire un criterio di priorità», dice il ministro. Ribatte Oliva: «Non è vero, la prima tranche dei fondi previsti è stata erogata dal governo Prodi». E quando Bondi aggiunge che il sindaco Sergio Chiamparino, «politico onesto, avveduto e capace, avrebbe dovuto dimettersi e chiamare al voto i cittadini dopo aver allontanato Rifondazione dalla giunta», Oliva ribatte: «Ma lei è venuto qui da rappresentante del Pdl o da ministro?». Bondi non ci sta: «I fondi per Italia 150 li ha dati il governo Berlusconi e comunque nessuno può impedirmi di esprimere pareri politici. A questa Fiera del Libro sono venuti D'Alema, Di Pietro, Fassino, Veltroni. In base a quale criterio io non dovrei avere diritto di parola?». Insomma, la Fiera del Libro di Torino è di destra o di sinistra? Aperta dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è conclusa con Bondi e il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni. Ma nelle giornate centrali i mattatori sono stati Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, Fausto Bertinotti e si sono visti anche Piero Fassino, Walter Veltroni, Enrico Letta, Emma Bonino. Ad abbassare la tensione pensa Picchioni: «La nostra è una fiera pluralista. Nelle giornate centrali abbiamo invitato anche i ministri Tremonti, Brunetta e Gelmini, che però non sono potuti venire». L'effetto calmante dura poco, Bondi ha ancora qualche sassolino da togliersi: «Sono d'accordo dice con un intellettuale di sinistra che stimo, Alessandro Baricco, sulla necessità di rivedere il sistema dei finanziamenti pubblici a premi e manifestazioni culturali. Solo così si può garantire alla cultura libertà assoluta dal potere e quindi minori condizionamenti ». Se a Torino si parla di premi, subito vengono in mente il Grinzane Cavour e il suo patron Giuliano Soria, in carcere con l'accusa di uso illecito di finanziamenti pubblici. Ma su questo caso il ministro è spiazzante: «Nessuno degli intellettuali di sinistra che hanno frequentato per anni il professor Soria ha avuto una parola umana nei suoi confronti». Non c'è dubbio che il clima da campagna elettorale abbia pervaso anche la Fiera internazionale del libro, che l'anno prossimo tornerà al vecchio nome di Salone e avrà come Paese ospite l'India. Intanto gli organizzatori, soddisfatti, danno le cifre del successo: i visitatori sono stati oltre 307 mila, il 5 per cento in più rispetto ai 293 mila dello scorso anno. Si è venduto anche un maggior numero di libri, il 35 per cento in più rispetto al 2008. Insomma, il libro scaccia la crisi e la politica in crisi si aggrappa al libro.