LA TRASFORMAZIONE urbana che coinvolge Savona è intimamente legata alla mutazione del modello di sviluppo socio-economico che si è verificata negli ultimi tre decenni nel Nord-Ovest del nostro Paese. Savona fu negli anni '60 e '70 una piccola ma importante capitale del triangolo industriale, i vertici del quale erano Milano, Torino e Genova. La tendenza urbanistica era quella dell'espansione urbana, trainata dalla crescita industriale: popolazione in aumento, fabbriche in crescita, estensione della città, delle residenze e dei servizi. L'impostazione della pianificazione era caratterizzata dalla previsione di zone omogenee, alcune produttive, altre residenziali, altre dedicate ai servizi per il tempo libero, perché le diverse funzioni erano considerate incompatibili in spazi comuni. Tra gli anni '70 e '80 quel modello industriale entrò in una crisi profonda e irreversibile. La città entrò in una crisi che non fu solo economica, ma anche esistenziale. Fu la crisi dell'industria manifatturiera italiana; dell'industria di Stato, delle grandi fabbriche, come del modello di articolazione dei rapporti sociali: dunque una crisi del cuore della nostra società. Gli effetti furono profondi: sociali, con migliaia di posti di lavoro; demografici, con meno residenti e meno giovani; urbanistici, con un degrado anche della qualità della vita urbana. All'inizio degli anni '90 era chiaro che una lunga transizione era iniziata. Al posto del tema dell'espansione urbana emerse come centrale quello della riqualificazione e della riconversione urbana. Diventa centrale l'esigenza di recuperare e ridare vita e funzioni a spazi e contenitori abbandonati con il declino della vecchia città industriale. Quello che non era chiaro era verso quale futuro tendere, per quale idea di città lavorare. Oggi, 20 anni dopo, possiamo dire che la transizione ha trovato un approdo, che la crisi di identitàè finita, e che si è affermata una nuova idea di città individuata con l'approvazione nel 2009 del Puc, il nuovo strumento urbanistico generale.