Il Pd prova da un anno e mezzo a capire quanto si è costruito sul territorio comunale. E ancora non c'è riuscito. Tanto che i consiglieri Celestino Marchini e Serena Mammini presentano non solo l'ennesima interpellanza «sulle volumetrie (e superfici) rilasciate dal Comune nelle varie zone di regolamento urbanistico e sulla mancata consegna di documentazione richiesta al dirigente del settore», ma chiedono un intervento della Procura e anche del difensore civico del Comune. «La prima richiesta di questi dati - ricostruiscono Celestino Marchini e Serena Mammini - risalgono al novembre del 2007, quando si pone il problema se sia stato costruito troppo. E soprattutto più di quello che preveda il regolamento urbanistico. Dopo vari solleciti, il 3 febbraio 2009 la segreteria del presidente del consiglio comunale informa Marchini che il dirigente del settore urbanistica ha appena consegnato «un faldone di fotocopie». Al momento della consegna del faldone, Marchini chiede al dirigente, l'architetto Maurizio Tani «di firmare le fotocopie perché prive di qualsiasi altro timbro di riconoscimento e perché mancanti di una parte dei dati richiesti. In particolare - scrivono Serena Mammini e Celestino Marchini - non c'erano le superfici utilizzate per ogni permesso a costruire rilasciato». Nonostante questo, sostengono i due consiglieri, all'inizio di maggio i documenti, ancora «non erano stati forniti, nonostante quello che sostiene il dirigente. Perciò si chiede al difensore civico di intervenire affinché il dirigente consegni la documentazione richiesta, completa di dati controfirmati, con particolare riferimento a quelli delle zone residenziali secondo quanto previsto anche dal piano strutturale». L'obiettivo, infatti, è capire non solo quante case, ma anche quanti negozi e uffici ancora si possono realizzare sul territorio. I limiti ribaditi da Favilla. Se non c'è spazio non si può costruire LUCCA. Anche il sindaco, Mauro Favilla, lo ha ripetuto più volte: non sarà possibile costruire nelle zone (Utoe) dove manca la disponibilità di spazi. Dove la superficie prevista dal regolamento urbanistico (e quindi anche la volumetria conseguente) sia già stata consumata da interventi precedenti. Da assessore all'urbanistica, Favilla ha rilasciato queste dichiarazioni, anche alla commissione, proprio nel momento in cui è in fase la revisione del regolamento urbanistico perché in molte Utoe è stato costruito più del dovuto e perché la pianificazione di qualità è data come uno degli obiettivi primari dell'amministrazione comunale. Per cui i membri della commissione urbanistica anche a lui chiedono spiegazioni sulla decisione di rivalutare il piano Imital, mentre il rilascio del permesso per un piano precedente risulta bloccato. Più qualità nelle costruzioni. Queste le linee guida dei consulenti del Comune Necessari interventi radicali sugli strumenti esistenti LUCCA. Non si deve pensare solo a quanto si costruisce ma anche a come. È questa la novità principale delle linee guida consegnate ai consiglieri comunali dai consulenti del Comune - gli architetti Gilberto Bedini e Alessandro Cinquini - per la stesura del nuovo regolamento urbanistico e l'adeguamento del piano strutturale alle nuove normative, a cominciare dalla legge 1 del 2005 della Regione. «Nel processo di formazione degli strumenti di pianificazione e negli atti di governo del territorio - scrivono Bedini e Cinquini - si devono applicare disposizioni e criteri che introducono la necessaria attenzione alla "qualità" degli insediamenti attraverso la individuazione di indicatori di livello, la formulazione di schemi e indirizzi tipologici e l'analisi del corretto equilibrio fra i diversi "ingredienti" che intervengono a definire lo spazio urbano, sia nei processi di recupero, sia, e soprattutto, per quanto riguarda i nuovi interventi edificatori». Perciò - proseguono gli architetti - si deve emendare il regolamento urbanistico attualmente in vigore «indagando al contempo gli eventuali correttivi da apportare allo strumento di pianificazione territoriale (il piano strutturale) con l'intento di assicurare la costruzione di uno strumento urbanistico efficace, efficiente e rispondente alle diverse sollecitazioni». In sostanza, i consulenti del Comune si dicono pronti a effettuare «una operazione attiva di manutenzione del piano volta anche a rimuovere le criticità e a riequilibrare le incoerenze riscontrate nella fase di gestione e valorizzazione o promuovere al contempo gli elementi qualificanti». La necessità di un intervento radicale sugli strumenti urbanistici vigenti, inoltre - spiegano gli architetti - è motivata anche dal fatto che sono scaduti i vincoli (e le previsioni) preordinati all'esproprio e le destinazioni urbanistiche soggette all'approvazione dei piani attuativi». Secondo quanto prevede la legge regionale sull'urbanistica, in sostanza, da marzo a Lucca sono scaduti i vincoli dei piani e degli interventi che comportano «trasformazioni edilizie e urbanistiche del territorio incidenti sul carico massimo ammissibile degli insediamenti indicato dal piano strutturale». La legge regionale, infatti, prevede che questi vincoli siano validi 5 anni dall'approvazione del regolamento urbanistico, a Lucca entrato in vigore nel marzo del 2004. Villa Principessa, non Cheli LUCCA. Non ci saranno ampliamenti a villa Cheli, albergo a tre stelle realizzato all'interno dell'abitazione dello scomparso scultore lucchese Carlo Cheli. Gli interventi di realizzazione di nuove «unità residenziali», infatti, riguarda villa La Principessa, come risulta dal piano all'attenzione della commissione urbanistica. Villa Cheli è una struttura già definita: realizzata all'interno di una dimora del 1.756 è oggi un albergo con 13 camere, all'interno del quale sono ancora presenti alcuni gessi dello scultore che per anni ha vissuto in quella casa. A questi segni del passato tiene molto il titolare della struttura, Vincenzo Zaffora, che oltre a mantenere gli affreschi originari della villa, cerca di mettere in evidenza anche le tracce dell'arte di Cheli, scultore di monumenti e anche di arte funeraria, scomparso circa mezzo secolo fa. EDIFICIO A TRE PIANI Ecco, in sintesi, che cosa prevede il piano attuativo della Imital a S. Anna, presentato al Comune il 15 novembre 2007. In via Pannunzio si tratta di realizzare un edificio a prevalente destinazione commerciale e direzionale alto circa 10 metri su un lotto di 1.480 metri quadri. Per l'esattezza il progetto prevede la realizzazione di un piano interrato a uso autorimessa e da tre piani fuori terra. Il piano terra è destinato a negozi; il primo piano è destinato a uffici e il secondo piano è destinato in parte a uffici e in parte a sede di associazioni. Nel complesso, si tratta di realizzare un volume di 3.685 metri cubi (di 15 metri cubi inferiore al massimo consentito). Fra le osservazioni presentate in sede di esame del piano, c'è la necessità di portare all'interno del lotto i parcheggi a pettine, in modo da poter realizzare un marciapiede lungo via Pannunzio.