«Nessuno ha mai trascurato il settore storico artistico, che in Puglia è estremamente ricco e variegato». A sostenerlo, il soprintendente per i Beni Architettonici Gian Marco Jacobitti, a proposito delle dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta dal Soprintendente per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico della Puglia, Salvatore Abita. Abita aveva criticato una certa gestione dei beni artistici, a proposito della scoperta della casa museo dell'arciprete Bellifemine a Moffetta. «Sulla base delle indicazioni e dei finanziamenti ottenuti dal Ministero per i Beni e le attività culturali - spiega Jacobitti - risultano avviate campagne di catalogazione delle opere d'arte mobili non dagli anni Settanta (come aveva riferito Abita, ndr) ma fin dagli anni Trenta, attività portata avanti nei decenni successivi, secondo le modalità fornite dall'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione , comprendendo anche il censimento di un settore particolare qual è il patrimonio organario presente nelle chiese. Al 15 maggio 2002, data della scissione della Soprintendenza mista, l'Ufficio catalogo disponeva di 57.393 schede di cui appena 2.393 riguardanti beni architettonici, a dimostrazione di un'inconfutabile attenzione per i manufatti storico-artistici da parte dei soprintendenti architetti». «Pertanto - aggiunge Gian Marco Jacobitti - il catalogo informatizzato di cui oggi la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico della Puglia può disporre, non è che il risultato delle campagne condotte fino al 2002 dalla Soprintendenza mista. Anche nel campo della valorizzazione, peraltro, l'impegno riservato prima di tale data alle opere d'arte mobili è significativamente attestato da una serie di iniziative che hanno riscosso grande successo di pubblico e di critica, realizzate grazie all'elevata professionalità degli stessi storici dell'arte e restauratori che da maggio 2002 sono passati alla Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico».