«L'idea di cementificare il brolo è il simbolo di un'ossessione del fare un po' ingolfato: una barbaricità neopagana» «Nella vicenda del monastero cistercense la Lega ha tenuto un atteggiamento di barbaricità neopagana». Con la solita terminologia ricercata, il senatore Maurizio Castro ha parlato spesso, sabato nel corso della presentazione del libro che ha scritto con il sociologo Paolo Feltrin, dell'amministrazione leghista vittoriese, più volte citata anche nel libro stesso. Come quando Castro "regala" un lungo ritratto al candidato sindaco del Carroccio Toni Da Re, definito dal senatore «persona che stimo sinceramente per la sua disinteressata passione e la sua coraggiosa determinazione, e con la quale ho eccellenti rapporti». Il candidato sindaco della Lega è per Castro «quasi emblematicamente figlio di una Vittorio Veneto "altra" rispetto a quella che è stata per molto tempo centrale nelle istituzioni: figlio del Cansiglio, lui comunista, figlio di un padre comunista, di un padre partigiano, rappresenta l'espressione più tipica della Vittorio rurale e antagonista». Tornando però alla questione del monastero di San Giacomo e dei relativi progetti urbanistici della giunta Scottà, Castro ha affermato che «l'idea di cementificare il brolo è stata l'operazione simbolica di un horror vacui. Nell'atteggiamento della Lega c'è stata una barbaricità neopagana, e l'ossessione del fare un po' ingolfato. Il nemico della Lega è stata la purezza del monastero». In precedenza, il senatore del Pdl aveva provato a spiegare le ragioni dell'avvento del Carroccio alla guida della città, nel 1999: «La borghesia vittoriese, delusa dal centrosinistra che non ha dato forza ai progetti, si è innamorata della ruvidità virile della Lega, giudicandola capace di fecondare la città. Oggi il Carroccio non ha voluto l'accordo con il Pdl perché vuole identificare Vittorio Veneto come suo baluardo simbolico» sostiene Castro. Il parlamentare vittoriese, nel libro edito da Dario De Bastiani, torna su un argomento vecchio solo in apparenza: la paventata "fusione" tra Vittorio e Conegliano. Dopo avere coniato l'acronimo "Conevitt" per indicare la nuova realtà, Castro afferma che «non possono essere integrati due soggetti portatori di una identità così storicamente e funzionalmente compiuta. Diventerebbe un'operazione di ingegneria genetico istituzionale destinata all'insuccesso, perché artificiale e inutile». Luca Anzanello