Da domani una mostra e un convegno allUrban Center Non erano 180 e nemmeno 200 le torri che affollavano lorizzonte della città medievale. Duecento ne aveva individuate, nel 1875, il conte Giovanni Gozzadini, il primo a studiarne la storia e i significati, e altrettante ne aveva modellate Angelo Finelli nel plastico del 1929 conservato alle Collezioni comunali darte. Nel 1100 le torri di Bologna erano molte di meno, ma il loro numero è ancora incerto: tra 80 e 100, suggerisce Anna Laura Trombetti, storica dellAlma Mater. E certo, tra torri pubbliche e consortili, torri di singole famiglie e casetorri, non tutte svettavano in altezza come lAsinelli. Nonostante a Bologna il tema delle torri appaia il più scontato da affrontare, cè ancora molto da scoprire, ed è il motivo per il quale, collegati allimpresa del restauro delle Due Torri sostenuta dalla Fondazione del Monte - con un finanziamento di 1,8 milioni - il settore Lavori Pubblici del Comune, la stessa Fondazione e lUniversità, con i patrocini di Ibc e Direzione regionale dei beni culturali, hanno curato il convegno e la mostra che si aprono domani mattina alle 10 rispettivamente allauditorium Biagi e allUrban Center, in Sala Borsa. La mostra proseguirà fino al 20 giugno. Lidea è intrecciare e rendere visibili i diversi saperi che concorrono alla buona conservazione e conoscenza del maggior monumento cittadino: saperi che spaziano, come ha spiegato ieri Giampiero Cuppini, coordinatore del comitato scientifico, dalla scienza delle costruzioni e tecnica dei materiali fino alla storia e alliconografia. Di storia delle torri tra lanno Mille e tutto il Duecento parlerà Anna Laura Trombetti, sgombrando il campo da non pochi malintesi. Le due maggiori, Garisenda e Asinelli, erano torri pubbliche, e non gentilizie, erette a presidio dei borghi del contado orientale. Laltezza della Asinelli (che prese il nome da una «porta Asinella» non distante da porta Ravegnana) ne faceva un ottimo strumento di comunicazione con i segnali di fuoco, e questo fu anche causa dellincendio che nel 1399 devastò la scala interna. Laura Pasquini, viceversa, ha curato la ricerca iconografica, e cioè ricostruito come il tema figurativo della Turrita percorra la storia dellarte a Bologna, e lha documentato nei 32 grandi pannelli della mostra composti da oltre 500 immagini distinte per tipologia (miniature, sculture, tarsie, dipinti) e cronologia. Dal XIV secolo gli artisti percepirono Bologna come uno «scrigno», protetto da mura e intrecciato attorno alle Due torri: è una percezione che permane dai miniaturisti - e in Guido Reni e Antonio Basoli, non meno che nelle cartoline illustrate di Otto e Novecento - fino alle nature morte di Giorgio Morandi. Perciò la Fondazione del Monte intende dar vita a una nuova serie di iniziative che esaltino proprio questo legame tra lantico delle torri e il sentire contemporaneo: a iniziare, a fine giugno, dalle tre installazioni dartista che (se sarà ottenuta lautorizzazione della soprintendenza), trasfigureranno tre torri cittadine, fino alle proiezioni sullAsinelli e la caccia al tesoro per ragazzi, e concludendo con la performance di «pittura estrema» ad alta quota che avrà protagonisti i writers a fine settembre. Per le manifestazioni «effimere» la Fondazione del Monte spende ulteriori 250mila euro e «lo consideriamo - ha chiosato ieri il direttore generale Giuseppe Chili - «un investimento il cui dividendo andrà a vantaggio di tutti i cittadini».