Montagne di travi, detriti sotto al sole e dal tetto crollato della Basilica Santa Maria di Collemaggio si intravede il cielo. Una sensazione che ha sgomentato gli abitanti dell'Aquila e che l'architetto Salvatore Tringali, progettista e direttore dei lavori, assieme all'ingegnere Roberto De Benedictis, della ricostruzione della cattedrale di Noto, perla del barocco siciliano, ha provato in prima persona come professionista e come uomo di fede. «Il cielo dentro la cattedrale è l'immagine che ha segnato la mia vita dopo il grande disastro spiega. Seguendo le cronache di questi giorni, guardando le ferite degli altri beni monumentali ecclesiastici dell'Aquila, mi sembra dii riandare indietro nel tempo, a quell primi giorni di desolazione e di tn-stezza, misti a un immediato senso dii rivalsa, di ripresa, di speranza e di fede. Di per sé c'è una totale analogia tra San Nicol a Noto e Santa Maria dii Collemaggio all'Aquila aggiunge Tringali. Ben diversa è invece la situazione del resto della città, all'Aquila oltre ai monumenti sono crollate intere aree urbane. All'epoca del disastro, dopo il 13 marzo 1996, c'era pessimismo, o meglio, tanto fatalismo attorno a noi. Sembrava un incubo, forse lo stesso che stanno vivendo oggi gli aquilani. Anche allora seguirono polemiche, ci furono vicine le pi alte cariche dello Stato, ma dopo, quando i rifiettorinaturalmente si spensero ci trovammo in pochi a ricominciare, a ricostruire e l'ottimismo non bastava, La fede e la volontà di ridare al vescovo di Noto ed alla comunità laica e religiosa la cattedrale distrutta ricorda l'architetto hanno fatto il resto». La comunità locale ha fatto quadrato, insomma, attorno ad un monumento che non rappresentava solo un bene culturale, ma principalmente un luogo di culto, di preghiera e la cattedra del vescovo. Al termine del processo di ricostruzione e restauro è possibile ammirare il frutto non solo di un lungo e difficile impegno durato sétte anni, ma anche un lusinghiero risultato raggiunto per la bravura dei tecnici, delle maestranze, dagli uomini del ministero per i beni culturali, in particolare della Protezione civile, guidata da Guido Bertolaso, del commissario ad acta per la ricostruzione, del prefetto di Siracusa. «L'esortazione che mi sento di fare alla comunità aquilana, che sta vivendo questo dramma, è quella di continuare e di non mollare, di andare avanti con la fede e con la preghiera, nella certezza che ci che è crollato si ricostruirà come e meglio di prima ma non solo prosegue l'architetto Tringali: l'esperienza di Noto ci insegna che, anche in zone sismiche, oggi si può e si deve ricostruire in muratura, migliorando le strutture esistenti residuate dal crollo e ricostruendo le nuove in modo coerente e compatibile con quelle preesistenti al fine di evitare disarmonie strutturali magari con l'apposizione di presidi strutturali, quali fibre di carbonio e catene in acciaio, e con l'utilizzo di tecniche di costruzione oggi non consuete. Auguriamoci che anche nella basilica di Santa Maria di Collemaggio si possa ottenere un Restauro Migliorativo come per la cattedrale di San Nicolò di Noto».
ABRUZZO - All'Aquila ricostuire come dopo il crollo di Noto
L'architetto Salvatore Tringali e l'ingegnere Roberto De Benedictis hanno provato la loro fede e la loro volontà di ricostruire la cattedrale di Noto dopo il terremoto del 1996. La ricostruzione è stata possibile grazie alla comunità locale e alle autorità. L'esperienza di Noto è stata utilizzata per insegnare che, anche in zone sismiche, è possibile ricostruire in muratura, migliorando le strutture esistenti e ricostruendo le nuove in modo coerente con quelle preesistenti. Tringali esorta la comunità aquilana a continuare a ricostruire con fede e preghiera, sperando che anche la basilica di Santa Maria di Collemaggio possa essere ricostruita in modo migliore di prima.
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