Da Los Angeles dove dirige l'Armand Hammer Center for Leonardo Studies dell'Università di California, Carlo Pedretti, il massimo esperto mondiale di studi leonardiani non vede l'ora di tornare in Italia nella sua amata Vinci per ammirare la mostra «Joconde. Dalla Monna Lisa alla Gioconda nuda». L'esposizione, curata dal Museo Ideale Leonardo da Vinci che oggi presenta in anteprima alcune delle oltre 5mila immagini dedicate alla tavola del poliedrico genio del Rinascimento. «Mi entusiasma sapere che per la prima volta si sia deciso di raccogliere tanto materiale sulla Gioconda, un'opera capace di catalizzare l'attenzione di studiosi e artisti da ogni dove» spiega Pedretti che da poco ha svelato le ultime novità su Leonard o nel libro «Leonardoio, i segret i di un genio» (ed.Mondadori). Quello delle copie della Gioconda è un tema che affascina lo studioso convinto che le derivazioni dell'opera testimonino la fortuna di un dipinto leggendario. «Un'opera mito spiega bersaglio privilegiato della cultura». Tra i pezzi in mostra a Vinci una misteriosa Gioconda Nuda mai esposta al pubblico, le celebri elaborazioni di Marcel Duchamp; le Giocondoligie del collezionista francese Jean Margat coautore della rivista Bizarre dedicata alla Gioconda e ispiratore del film di Gruel, Palma d'Oro a Cannes nel 1959; l'originale lavoro del toscano Franco Fossi che dal 1971 elabora il profilo genetico, il Dna visivo, dell'immagine della Gioconda da inserire in sue pitture, disegni e sculture e, curiosità, le borse realizzate su dipinti di tre artisti contemporanei (Marco Klee Fallani, Martina Botta ed Alessandro Gaggio) per la maison Gherardini la cui antenata, Monnalisa, fu la modella della famosa tavola. Al centro di tutto l'immagine della Gioconda, ora Musa ora ossessione, «in realtà sostiene Pedretti - l'aspetto meno conosciuto dell'opera che dal '500 ha subito l'aggressione di alterazioni temporali. Durante la mostra e il convegno internazionale di studi svela lo storico dell'arte saranno divulgati le recenti pubblicazioni dello scienziato parigino di Lumiere Technology, Pasqual Codde, che è riuscito a ''fotografare'' la vera anima della Gioconda». Una sorta di radiografia che evidenzia gli aspetti non più visibili del dipinto. Come l'impostazione del corpo «da tutti percepita come frontale -spiega Pedretti - quando invece è quasi laterale o la posizione del braccio che scende lungo la figura». La conferma della novità arriva dal professor Vezzosi direttore del Museo ideale e ideatore dell'esposizione che aggiunge: «la mostra, che divulgherà anche la figura monocromatica elaborata dal ricercatore francese, da giugno a settembre si arricchirà di quante più Joconde riusciremo a raccogliere in giro per il mondo. Sappiamo che una Gioconda Nuda è a Las Vegas anticipa mentre siamo riusciti a ripescare una copia della Gioconda tradizionale nel Parlamento Italiano». «Sarebbe bello conclude Pedretti da Los Angeles se arrivasse anche la Gioconda nuda di Lord Mackensie, oggi in Svizzera, una bellissima opera realizzata da Salai, allievo di Leonardo a cui forse anche lo stesso maestro mise mano».