Mosaici, pitture, un impluvium - cioè la vasca per la raccolta delle acque piovane che in epoca romana veniva posta al centro delle case - di marmo pregiato, una cisterna che duemila anni fa riforniva di acqua potabile tutta l'area attorno al Foro della Neapolis romana e un edificio pubblico, forse sede di una corporazione o di uffici legati al commercio, vista la prossimità degli scavi al Macellum, il mercato alimentare cittadino. Torna alla luce uno straordinario spaccato della città antica, individuato sette metri più in basso della sede stradale, proprio al di sotto del chiostro di San Lorenzo Maggiore, tra via dei Tribunali, San Gregorio Armeno e piazza San Gaetano, e recuperato pezzo su pezzo dagli specialisti di «Ambra restauri». Il nuovo itinerario archeologico del ventre di Napoli sarà presentato mercoledì alle 11, nella sala Sisto V del monastero di San Lorenzo, dal soprintendente archeologo, Pietro Giovanni Guzzo, e dal presidente della Regione, Antonio Bassolino, oltre che da Eduardo Scognamiglio e Angelo Palombo, rispettivamente ministro provinciale dei Frati Minori conventuali e direttore del complesso monastico di San Lorenzo Maggiore. Raddoppia, dunque, la superficie visitabile di quegli scavi sotterranei che negli anni '70 vennero portati avanti dall'archeologo Antonio De Simone e quindi aperti al pubblico nel 1993, in virtù degli accordi tra le Soprintendenze guidate allora da Stefano De Caro, Mario De Cunzo e Nicola Spinosa, diventando un vero e proprio nuovo itinerario nella storia della città. A qualche decina di metri, in linea d'aria, c'è difatti l'Odeion, il teatro coperto dove duemila anni fa si tenevano spettacoli musicali. A meno di duecento metri, in linea d'aria, si trova il teatro dove si esibiva Nerone quando veniva a Napoli. E dovette essere proprio l'imperatore l'artefice della ricostruzione che interessò l'intera insula allorché il violento terremoto del 64 dopo Cristo rase al suolo abitazioni e botteghe. Poco più in là, lungo il tratto di scavi sino a oggi percorribili, proprio in corrispondenza dell'area sottostante il vico Giganti, gli archeologi avevano già riportato alla luce una strada lastricata, larga circa quattro metri, ai cui lati erano si erano rinvenuti ambienti e botteghe di epoca romana. Tra le stanzette di un vasto edificio, situato proprio lungo la stradina (considerata uno dei tanti cardini che si intrecciavano con i tre decumani della città greca di Napoli), si ritiene fosse situato l'Aerarium, ovvero la sede del tesoro pubblico, alla cui difesa era addetto il corpo di guardia del locale adiacente. Ai lati della via si possono distinguere anche una fullonica, la tintoria-lavanderia dell'epoca, e un forno per alimenti del tutto simile a quello usato ancora oggi per la pizza. Al piano superiore del Macellum, poi, corrispondente all'area del chiostro di San Lorenzo, lungo un'ampia superficie porticata, si aprivano le botteghe più importanti del mercato, nelle quali era possibile acquistare i rari e costosi prodotti che arrivavano dalle province dell'estremo oriente. Unica testimonianza, in superficie, di tanto passato, sono oggi le due colonne con capitelli corinzi, poste ai lati della facciata della vicina chiesa dedicata a San Paolo, che facevano parte del sottostante tempio pagano dedicato ai Dioscuri. «L'area che apriremo alle visite - sottolinea Daniela Giampaola, l'archeologa ispettrice dell'area per la Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, responsabile dello scavo e della sua sistemazione - è in continuità con quella del criptoportico, corridoio o via di passaggio coperta, e non solo prolungherà il percorso di visita sia lungo il lato meridionale sia lungo il lato occidentale di quest'ultimo ma con le strade, gli edifici pubblici, le botteghe e le abitazioni recuperate, andrà a costituire uno dei più affascinanti e singolari percorsi di archeologia esistenti nel sottosuolo napoletano».
NAPOLI - Mosaici, pitture, un impluvium tornano alla luce
Napoli, un nuovo itinerario archeologico è stato presentato nella sala Sisto V del monastero di San Lorenzo Maggiore. L'itinerario copre una superficie di circa 700 metri quadrati e include scavi sotterranei che risalgono a duemila anni fa. Gli scavi hanno rivelato un edificio pubblico, un mosaico, una pittura e un impluvium di marmo pregiato. L'area è stata recuperata pezzo su pezzo dagli specialisti di Ambra restauri. L'itinerario include anche la strada lastricata, la fullonica, il forno e le botteghe del mercato. La visita sarà possibile solo con guida.
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