Il presidente del Fai Giulia Maria Crespi interviene sul caso che sta dividendo la perla del Tigullio A Portofino i negozi chiudono, e persone ne circolano sempre meno. Solo le proteste si moltiplicano. Prima per quel funereo muretto di puddinga (una pietra scura) spuntato nella piazzetta e così estraneo allestetica del luogo. Poi lampliamento del cimitero del borgo, in questi giorni al centro di polemiche perché ritenuto lennesimo intervento di cementificazione. E mentre crescono le proteste per lincuria verso la bellezza del paesaggio, salgono le preoccupazioni per una città sempre meno vissuta. Cosa si può fare oggi per invertire questa tendenza? A rispondere è Giulia Maria Crespi, Presidente del Fai: «Ricordo che andavo a Portofino tanti anni fa, mentre andavo nella spiaggetta a fare il bagno, sentivo quellodore di pesce che veniva dalle barche. Era vero, autentico. Oggi quellodore è scomparso e al posto dei negozietti ci sono solo boutique carissime. Comprare un abito di uno stilista famoso a Portofino è fuori contesto. Non siamo in via Senato o in via Condotti.» Un effetto della globalizzazione? «La gente deve capire che il sapore di un posto, è unico di quel luogo. Se uno compra un giglio, non deve avere il profumo di una violetta. Ogni cosa deve esser coerente a se stessa ed evocare la magia che ha in sè. San Fruttuoso era unica perché aveva il fascino di San Fruttuoso, se la rendiamo uguale a Saint Tropez, morirà». Per difendere, conservare e tutelare questi posti? «Il valore di un posto non è il risultato dei soldi che produce. I soldi non sono tutto, ci sono delle cose che toccano lanima e lo spirito e non dipendono dal lusso. Ogni cosa deve mantenere la sua coerenza, come negli individui. Ognuno deve cercare il proprio stile ed esser se stesso». Cosa ne pensa dellidea di clonare Portofino a Dubai? «Se a Dubai vogliono fare una Portofino falsa, lo facciano pure, ma la sua anima rimarrà qui». Cosè lanima di un posto? «E fatta da tante cose: dai suoi odori, dai suoni, dal profilo delle case contro il cielo, dagli abitanti, ma quelli veri, non quelli importati, dai colori, dalle dimensioni, dalla sua cucina, dalla focaccia e dalle trenette al pesto, non dagli hamburger». Come immagina un turismo sostenibile a Portofino? «Non con orde di visitatori che arrivano e se ne vanno. Farei una strada a traffico limitato e chiuderei la baia. Portofino non ha nemmeno bisogno del famoso nuovo albergo». Cosè rimasto ancora inviolato? «Il meraviglioso parco, speriamo che non ricomincino a fare strade con scuse per nascondere speculazioni. Chi decide di vivere sul monte deve adeguarsi anche alla sua scomodità e non pretendere di costruire ascensori come nel centro di Milano» E troppo tardi per Portofino? «Col Fai abbiamo appena restaurato nella Val Brembana un vecchio mulino che andava a pezzi e labbiamo ridato alla gente. Adesso è sempre pieno di persone e attività: la gente risponde, dipende dal modello di sviluppo che proponi. Non è mai troppo tardi, nemmeno per Portofino