ROMA II giurista Sabino Cassese l'ha paragonato a Napoleone. Il professore Salvatore Settis è andato più indietro, parlando di Giustiniano. Ma il ministro Giuliano Urbani preferisce un esempio più semplice «e magari anche greve», che però corrisponde alla realtà: «Siamo passati dal colabrodo alla pentola». Quello dei Beni culturali presentato ieri a Roma nella Biblioteca Casanatense, è il primo codice che l'Italia abbia mai avuto. E di questo insieme organico di norme, Urbani è molto orgoglioso, perché spazza via la massa di leggi e leggine disomogenee che lo precedevano. Il codice, che entra in vigore oggi, è stato accompagnato da molte polemiche. Questi i principali punti di discussione: il silenzio-assenso delle sovrintendenze per i beni da dismettere, la gestione dei musei e dei monumenti ai privati, nuove norme sugli interventi paesaggistici. Alle critiche, a volte aspre, il ministro ieri ha risposto con un invito a «non farci del male con esercizi di autolesionismo», perché il codice «amplia la tutela, e anzi definisce in maniera categorica quali sono i beni inalienabili. Quanto al silenzio-assenso, «non è un problema reale, perché gli elenchi che le sovrintendenze riceveranno sono stabiliti di concerto dal Demanio e dal ministero», e quindi non possono essere selvaggi, e poi perché i sovrintendenti riceveranno piccole liste per volta. II primo elenco comprende 21 edifici, sparsi tra Lombardia, Lazio e Calabria (vedi a fianco), dall'auditorium di Mecenate a Roma a ex caserme e conventi. Un secondo elenco è in fase di preparazione ma non riguarderà più di una quarantina di immobili. Un punto importante, ha detto il ministro, di questo codice (salutato da Cassese come «necessario» e, pur con la critica alla norma sul silenzio-assenso, considerato da Settis come «una solida impalcatura») è stato «il grande lavoro svolto per ricomporre la frattura che si era creata con la riforma del Titolo V della Costituzione, che distingue l'attività di tutela affidata allo Stato dall'attività di valorizzazione concessa a Stato e Regioni». Le reazioni non sono state morbide, il WWf lo ritiene «inadeguato», la Margherita «già vecchio», Giovanna Melandri lo bolla come «pericoloso» mentre per i Verdi «Urbani racconta delle frottole». Ma il ministro si difende: «Il 90 delle critiche cadrebbe se soltanto tutti gli articoli venissero letti con attenzione». II primo elenco L'ELENCO II primo elenco dei beni culturali da dismettere comprende 21 edifici, sparsi tra Lombardia, Lazio e Calabria. Un secondo elenco è in fase di preparazione e riguarderà una quarantina di immobili LOMBARDIA Ad Acquate (Lecco) è in vendita la sede dell'ex Fascio di combattimento. A Como, l'ex monastero delle Agostiniane della Santissima Trinità. A Varese l'ex palazzo del Littorio e il fabbricato della ex ferrovia Bettole di Varese-Luino. E in provincia: a Gallarate l'ex casa del Fascio; a Saronno gli uffici finanziari. Nel Milanese, a Vimercate, l'ex casa del Fascio CALABRIA . A Cosenza: l'ex caserma Domenico Moro; Palazzo Valdesi; l'ex convento di Santa Chiara; l'ex caserma Fratelli Bandiera; l'ex caserma Garibaldi; il Palazzo degli uffici finanziari e del Genio civile LAZIO L'auditorio di Mecenate; Palazzo Blumenstihl di via Vittoria Colonna; palazzo dell'Agenzia del Territorio; P.N.F. Ostia Antica; palazzo in via Caroncini; complesso immobiliare in via Ciamarra; terreno in via Cesena