Sono davvero a rischio speculazione i terreni che circondano le 4.864 ville del Nord-Est? Il vecchio aeroporto del Lido di Venezia diventerà preda delle immobiliari? E che ne sarà delle aree attorno alle caserme friulane dismesse? Le risposte agli allarmi lanciati negli ultimi mesi da addetti ai lavori e associazioni, Italia Nostra in testa, sull'ipotesi di svendita ai privati del patrimonio culturale sono più vicine. Entra in vigore da domani, infatti, il Codice per i Beni culturali e paesaggistici. Seppur contestato, il nuovo testo unico approvato il 16 gennaio 184 articoli e un allegato in 73 pagine secondo il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, garantisce gli strumenti per tutelare e valorizzare il patrimonio monumentale e artistico. Saranno direttamente coinvolti, sulla base della riforma del Titolo V della Costituzione, anche gli enti locali. A cominciare dalle Regioni, che dovranno mettere a punto i piani paesaggistici. Soprattutto, però, il Codice servirà a perimetrare i limiti della temuta alienazione dei beni demaniali di pregio. Vendita e silenzio-assenso. Roventi, in un recente passato, le polemiche fra Stato e Comuni sulla dismissione di Palazzo Correr, a Venezia, venduto per 5,5 milioni a Inarcassa, ma anche sulle ipotesi di cessione ai privati dell'ex carcere Campone di Via del Fante a Verona, delle Poste Vecchie a Treviso, dell'ex Forte S. Sofia a Verona, dell'isola del Lazzaretto Nuovo e di Forte Marghera, ancora a Venezia. Il nuovo Codice taglia la testa al toro e individua i tesori incedibili, come i monumenti nazionali e le aree archeologiche. Ciò che resta può essere venduto solo dietro autorizzazione del ministero e a patto che non si modifichi la destinazione d'uso. Oppure, se entro 120 giorni dalla richiesta di verifica dell'interesse culturale del bene da parte del Demanio, la Soprintendenza regionale non manifesta la propria opposizione (silenzio-assenso). Sul meccanismo e i tempi stretti restano i dubbi dei tecnici, visti gli organici ridotti all'osso. Largo ai privati. È un altro aspetto cruciale e oggetto di polemiche. Il Testo unico apre ai privati nel settore della valorizzazione dei monumenti. C'è da preoccuparsi? In Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige l'apporto delle Fondazioni bancarie è già una voce cospicua dei bilanci della cultura. E uno dei casi esemplari di come privato possa significare tutt'altro che barbarie è quello dalla scommessa, vinta, dell'affidamento all'esterno degli 11 Musei civici di Venezia (si veda il Sole-24 Ore NordEst del 23 aprile 2004). Ben diversa la situazione dei 73 musei altoatesini, dove il privato deve ancora crescere: per il 2004 la Provincia ha destinato al settore 5,1 milioni contro i 5,4 dell'anno scorso. Secondo Federculture in Veneto nell'ultimo triennio i visitatori dei servizi in gestione a enti autonomi sono aumentati del 28 e l'occupazione diretta è cresciuta di un terzo, ma si fa ancora troppo poco. La salvaguardia del paesaggio. Il Codice Urbani la affronta nella terza parte. La protezione e valorizzazione del paesaggio verrebbe assicurata dal binomio ministero-Regioni. Ma il centro sinistra e gli ambientalisti ne sono certi: i paletti sono insufficienti. Il patrimonio paesistico, sapientemente ristrutturato, può tuttavia essere la chiave per il rilancio economico e per la riconversione turistica del territorio. In spirito di sinergia fra pubblico e privato.