Sequestrata la villa di Fabio Cannavaro Napoli - I carabinieri di Caserta, su ordine del pm Noviello della procura di Napoli, hanno sequestrato il cantiere per l'abbellimento della villa a Posillipo del noto calciatore napoletano, campione del mondo e neo-giocatore della Juventus, Fabio Cannavaro, in seguito a riscontrate difformità nell'esecuzione dei lavori. Oltre allo stesso calciatore sono indagate altre quattro persone, due tecnici del cantiere e due funzionari di Comune e Soprintendenza. Una storia alquanto lunga, quella delle contestazioni agli abusi nella villa del calciatore, che risalgono addirittura al 1959. Una storia come tante altre, nel nostro Paese e soprattutto nella nostra Regione, che riporta di attualità la forte denuncia di Legambiente, di qualche giorno fa, sul dilagare di un abusivismo edilizio che deturpa coste e città e che crea seri danni ambientali. Da Posillipo ad Ischia, dalla costiera amalfitana a quella cilentana, tutto viene rovinato da un "modo di fare" autolesionista e autodistruttivo, che guarda, anche in questo caso, al solo vantaggio personale e privato, senza tener in alcun conto i danni che si provocano al territorio circostante, alla sua bellezza naturale e, in alcuni casi, alla sua stessa sopravvivenza. Emblematica è la distruzione del territorio domizio, ridotto a dormitorio per migliaia di immigrati, come emblematici sono gli esempi degli ecomostri o, più semplicemente di ville e seconde case costruite, senza alcun rispetto, in aree soggette a vincolo paesaggistico da tutelare (siti archeologici, spiagge e oasi naturalistiche). Un cemento selvaggio che oltre a comportare enormi danni ambientali presenta allo Stato un conto elevatissimo sia in termini economici che ecologici. Ricordiamo gli anni e le battaglie legali che si sono dovute sostenere per l'abbattimento del mega albergo Fuenti, costruito alla fine degli anni 70 in un'area definita dall'Unesco "patrimonio dell'umanità". I precedenti condoni edilizi varati hanno, in effetti, solo legalizzato quanto legale non era e permesso a chi infrange le regole di cavarsela con semplici multe, benché il danno arrecato sia ben più grave, e hanno inoltre diffuso la convinzione che il non rispetto della legge sia solo una questione di ammontare della relativa sanzione. Il piano casa proposto dal governo, e non ancora al vaglio del Consiglio dei ministri per il mancato accordo con le Regioni e le altre autonomie locali, benché si proponga lodevolmente di rilanciare l'economia sembra lasciare troppo spazio a un buonsenso che, almeno sinora, non sembra aver guidato chi ha costruito in questo modo selvaggio. Eppure il nostro paese, e la nostra regione in particolare, vanta coste e paesaggi invidiati da tutto il mondo. Eppure è proprio sul turismo che la nostra regione e l'Italia tutta conta come ricchezza aggiuntiva per un paese che non vive certo di grande-industria. Distruggere ciò che la natura ci ha così largamente elargito, a causa della megalomania di poche persone, significa distruggere il futuro di un intero popolo. Vale la pena continuare su questa strada?