RIFORME « Le reazioni in sede locale al Testo unico voluto dal ministro Urbani per valorizzare e promuovere il patrimonio artistico Il sovrintendente al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci: «Siamo per ragionevoli innesti di privato ma in un telaio pubblico» Bisognerà vedere la disciplina di questo Codice. Qualcuno ha detto che viene abolita la legge Ronchey, ma non è così. E anche l'apertura ai privati è un tipo di interpretazione. Già la Ronchey affermava questo principio». Antonio Paolucci, soprintendente al Polo museale fiorentino, commenta così il nuovo Codice dei beni culturali, voluto dal ministro Giuliano Urbani. E mette le mani avanti di fronte a quella che, a suo avviso, potrebbe essere un'eccessiva apertura ai privati. «Voglio tenere la trincea dei musei pubblici, anche se governati con criteri moderni», dichiara. Quei criteri moderni che hanno già fatto aprire gli Uffizi, la Galleria dell'Accademia e gli altri siti del polo fiorentino ai privati nella gestione dei servizi aggiuntivi (bookshop, biglietteria, eventi, merchandising, cataloghi). A Firenze la gestione è stata vinta dal gruppo Ati Giunti, capitanato dall'editoriale Giunti, insieme a Opera, Bassilichi, Ferragamo, Pineider, Gallery e Sillabe. «In realtà sostiene Patrizia Asproni, direttrice ai beni culturali del gruppo Giunti Editore non è ancora molto chiaro che cosa succederà con il nuovo Codice». Intanto Firenze e il suo complesso di musei e siti archeologici hanno appena concluso l'operazione di modernizzazione. A maggio sarà la volta di una nuova forma di gestione del polo. L'iter è appena andato in porto. «Al pari degli altri istituiti nel 2001 spiega Paolucci il Polo museale fiorentino ha tardato a partire. Il regolamento è stato pubblicato nell'agosto del 2003. Poi sono seguiti altri atti: bisognava costituire un bilancio di tipo aziendalistico, modificare il vecchio tipo di contabilità». E ora, a che punto siamo? «Adesso tutto è pronto. La gara per l'affidamento della Tesoreria è andata in porto (ha vinto il Monte dei Paschi) e da maggio il Polo museale potrà funzionare. E funzionare bene, visto che a Firenze possiamo contare su una disponibilità finanziaria annuale pari a circa 20 milioni». Maggio, dunque, mese di cambiamenti. Ma per capire quali siano le aspirazioni dei privati è, forse, ancora presto. «L'articolo 115 del codice Urbani che dovrebbe superare la Ronchey dice ancora Patrìzia Asproni in realtà la ricalca quasi esattamente. La situazione è nebulosa, siamo in attesa di capire un po' di più». Anche perché il Codice riorganizzerà le competenze territoriali del ministero. Che dovrebbero portare all'istituzione di una specie di "manager" (un direttore, per la precisione), a livello regionale. «Per questo aggiunge la dirigente della Giunti non ci hanno dato ancora risposte precise. Il Codice Urbani riguarda pure la trasformazione interna del ministero. E ai Beni culturali, sono in attesa di capire che cosa succederà con i nuovi dipartimenti, che tipo di investimenti ci saranno eccetera». Di sicuro, le Soprintendenze museali non sembrano entusiaste. «Siamo per ragionevoli innesti di privato come a Firenze specifica Paolucci ma in un telaio pubblico. Per funzionare bene non abbiamo bisogno di Fondazioni o quant'altro». Lo scenario che si va aprendo preoccupa il soprintendente: «C'è una specie di operazione congiunta, almeno per i musei più fruttuosi. Quelli che si immagina, sbagliando, possano dare redditi strabilianti. Ma non è vero: sono comunque sempre in perdita». «Su di loro incombe prosegue Paolucci un progetto bipartisan, che porterà alla nascita di Fondazioni costituite da capitali privati, banche, eccetera. Con l'unica differenza, in Toscana, che la Sinistra vorrebbe una forte presenza della Regione. Il che vuoi dire più forte presenza dei partiti». Anche secondo il soprintendente per il patrimonio storico e artistico di Siena, Bruno Santi, le cose non cambiano molto. «E pure i rapporti con i privati dice restano tali». Il nuovo Codice dei beni culturali, per ora, non sembra tanto diverso dalla "vecchia" Ronchey. Anche se a Siena l'apertura ai privati, che è alla base della filosofia dichiarata da Urbani nel nuovo Codice, è vista più come un pericolo che come una sfida. «Si perde dice Santi un'unità di impostazione per quanto riguarda la tutela, che è patrimonio e tradizione del nostro Paese. Voglio dire: il privato non metterà mai a disposizione somme per restaurare una cappellina nella provincia di Grosseto». Piuttosto, sottolinea il soprintendente, il patrimonio immobiliare, interessato anche questo della rivoluzione sui beni culturali, sarà oggetto di forti cambiamenti: «Le Soprintendenze ai beni architettonici dovranno dare risposta entro 120 giorni». Altrimenti scatterà il silenzio-assenso e l'immobile sarà considerato cedìbile. In conclusione, il soprintendente non sa proprio dire se la Pinacoteca nazionale di Siena aprirà ai privati (dentro ci sono i capolavori della scuola figurativa senese, dal Duecento fino al Seicento, da Simone Martini a Duccio di Buoninsegna). Anche perché aspetta di capire come cambierà la struttura del ministero: «In base al decreto legislativo 32004 ricorda avremo un nuovo assetto territoriale, con un direttore regionale. Dobbiamo attendere il regolamento per capire che poteri avrà questa nuova figura».