II Codice dei beni culturali, che è stato voluto dal ministro Urbani ed entrerà in vigore domani, 1 maggio, fa discutere (e suscita incertezza) anche nel Centro-Nord. Occhi puntati, in particolare, sull'articolo 115, in base al quale nell'ambito di attività di valorizzazione e promozione del patrimonio artistico sarà possibile affidare ai privati non solo servizi aggiuntivi (come le librerie e i punti di ristoro), ma anche il bene culturale vero e proprio. Antonio Paolucci, soprintendente al Polo museale fiorentino, esprime l'intenzione di «tenere la trincea dei musei pubblici, anche se governati con criteri moderni». E aggiunge: «Siamo per ragionevoli innesti di privato, come è accaduto a Firenze, ma in un telaio pubblico». Dubbi e perplessità vengono espressi dagli "addetti ai lavori" emiliano-romagnoli. Anna Stanzani, responsabile della Pinacoteca di Ferrara, prevede che, con la gestione indiretta, «le attività di valorizzazione saranno limitate alle "grandi" opere». E mentre dalle Marche arrivano segnali di apertura (la soprintendente regionale Lorenza Mochi Onori parla di valutazioni da fare caso per caso e ricorda le importanti collaborazioni già intraprese), in Umbria Massimo Montella, dirigente del servizio regionale Musei biblioteche e archivi, ritiene che non ci saranno modifiche sostanziali rispetto al passato.