Roma vanta un'istituzione unica al mondo e poco nota al pubblico: l'Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell'Arte, che in questo 2009 ha felicemente compiuto i 53 anni di vita e raggruppa ben 21 Istituti di Cultura e Accademie di 17 Paesi stranieri, tra cui Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti d'America, e poi 2 Istituti vaticani, 10 italiani e uno internazionale, tutti con sede a Roma. L'Unione nacque nell'immediato dopoguerra dopo che, dapprima il governo Hitler e poi gli Alleati che lo consideravano bottino di guerra, avevano tentato di portar via da Roma l'immenso patrimonio librario della biblioteca Hertziana e degli Istituti Archeologico e Storico Germanici. Così Roma rimase il grande centro di studi che era sempre stata e l'Unione, presieduta oggi dal Presidente dell'Accademia Belgica, ha peso internazionale, mentre gli Istituti che ne fanno parte convogliano nella nostra città studiosi di tutto il mondo, secondo una tradizione che risale ai tempi lontani quando venire a Roma a studiare e produrre era considerato un impegni imprescindibile. Ma l'Italia e Roma sono tuttora in grado di mantenere questa posizione d'eccellenza? Guardando agli ultimi decenni non possiamo illuderci di una risposta affermativa. Non si può vivere senza aggiornarsi. Occorrono locali di studio ampi e modernamente attrezzati e capienti strutture di deposito per le acquisizioni di volumi che di anno in anno accrescono il patrimonio librario ed evitano l'obsolescenza delle biblioteche. Questo, è ovvio, diciamo per gli Istituti italiani, perché gli stranieri sono curati dai relativi Stati; pur se non dirado anche per essi si richiede all'Italia e a Roma la collaborazione urbanistica per la realizzazione di sedi nuove o rimodernate ed ampliate. E' triste che lo Stato, mentre con i suoi organi centrali ha straripato nel centro storico, occupando tanti immobili per pletorica fame burocratica, non si sia curato di destinarne alcuni alla soluzione dei problemi degli Istituti culturali per sale di studio e deposito del materiale di più frequente consultazione. Quando in particolare (...) ai depositi, importanti Istituti stranieri hanno proposto che tutti i soci interessati, italiani compresi, si consorzino per la realizzazione in periferia d'un grosso complesso da destinare settore per settore a depositi di ciascun Ente. Il che richiede la collaborazione delle Autorità Comunali. L'augurio è che Roma Capitale trovi nella legislazione istitutiva gli strumenti per un intervento volto alla soluzione di questi problemi. Roma deve restare un centro di attrazione di studiosi e studenti da ogni parte del mondo e quindi un centro di avanguardia nella produzione di alta cultura. A margine: Roma ha piccoli editori, succubi oltretutto dei distributori. E questo solo apparentemente è un altro discorso: più libri si pubblicano con l'indicazione di Roma come luogo d'edizione e più cresce il prestigio culturale della città. Incoraggiamo gli editori a consorziarsi, organizziamo, per esempio, un centro di distribuzione sponsorizzato dal Comune. E' sperare troppo?