DUE anni di lavoro, 184 articoli e continue, roventi polemiche. La maggior parte delle contestazioni al Codice - sintetizzando - si concentrano su tre punti. Eccoli. SILENZIOASSENSO. Gli immobili statali giudicati privi di interesse artistico e storico (e che compariranno in un elenco compilato dai ministeri del Tesoro e dei Beni culturali) possono essere venduti, e quindi manomessi, smembrati, anche demoliti. Le soprintendenze avranno 120 giorni di tempo per fornire un parere. La mancata risposta verrà considerata un assenso. Le soprintendenze (da anni con pochissime risorse, e organico gravemente insufficiente) paventano un mare di «schede descrittive» (150 milioni di oggetti, decine di milioni di strutture in Italia!) e di pratiche che le sommergeranno. «Delle contestazioni non mi interessa nulla, molte critiche sono superficiali - dice Urbani -. Il silenzio-assenso non è un problema, una dichiarazione di dissenso la si fa in trenta secondi, i 120 giorni previsti dovrebbero essere più che sufficienti. Le soprintendenze non si troveranno di fronte a un mare di questioni da affrontare, ma solo di fronte a richieste filtrate e decise dal nostro ministero. Abbiamo calcolato che, anche lavorando in modo insolito, non riceveranno più di sette, otto richieste al mese a testa». PRIVATI. La legge Ronchey aveva già permesso ai privati la gestione nei musei di servizi come librerie, caffetterie, gadget. Ora i privati potranno gestire un intero museo, anche il Colosseo. Insorgono i direttori dei musei: «I musei non devono diventare supermercati, tutto quello che riguarda l'arte deve avere carattere culturale e non commerciale». «Pubblico godimento, valorizzazione e tutela restano al soprintendente -replica Urbani - che sceglie anche a chi affidare la gestione». Il ministro pensa soprattutto alle Fondazioni bancarie. PAESAGGIO VINCOLATO. Il Codice accoglie la Convenzione Europea del paesaggio e la realizzazione concertata dei piani paesistici tra Regioni e soprintendenze. Ma le soprintendenze, le uniche in grado di valutare l'impatto di un'opera sul paesaggio, non avranno più il potere di annullare le autorizzazioni rilasciate da Regioni o Comuni su ogni genere di opera nelle aree vincolate. Potranno solo esprimere un parere preventivo, che potrà essere ignorato. Lo Stato rinuncia alla tutela attiva, dicono gli ambientalisti: non dimentichiamo, dice il Wwf, «il terzo condono edilizio, le nonnative sempre più fumose ed eversive sulle grandi opere, sulle valutazioni di impatto ambientale, sulle Conferenze di Servizi: si prepara un nuovo "Sacco d'Italia"».