Ok l'impatto ambientale della variante Prg chiesta dall'Autorità portuale LIVORNO. C'entra come il cavolo a merenda con le centrali termoelettriche di Loreo, Teverola, Salandra, Pisticci e Gorizia così come con il metanodotto di Massafra-Biccari-Campochiaro: eppure è dentro questo pacchetto di sette progetti che il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo ha messo il decreto di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al Porto Mediceo. Meglio: alla realizzazione del porto turistico all'interno del Mediceo. Indicato, al pari delle altre realizzazioni sul fronte dell'energia, come «opera strategica per lo sviluppo economico e ambientale del nostro Paese». «Questo Via ci dà il via»: dalla poltronissima al primo piano di Palazzo Rosciano, il presidente dell'Authority Roberto Piccini si affida a un facile gioco di parole - con l'acronimo della "valutazione d'impatto ambientale" (Via) - per indicare che finalmente si gira la pagina dell'iter delle autorizzazioni. E' stata l'istituzione portuale labronica a chiedere, nell'aprile di due anni fa, il pronunciamento ministeriale: c'era da adeguare la programmazione urbanistica con una variante al Prg portuale che, pur rimaneggiatissimo, disegna l'identikit di banchine e specchi d'acqua fin dalla metà degli anni Cinquanta. Gli strumenti di pianificazione territoriale del Comune, della Provincia e della Regione prevedevano già un porto turistico con quelle caratteristiche fra l'ex scalo Umbria del Cantiere e il nuovo molo davanti alla Capitaneria: l'Autorità portuale invece no. E adesso si è rimessa in linea: in pratica cambiando la destinazione d'uso - da commerciale a turistico - del Porto Mediceo e della Darsena Nuova (quella davanti agli scali Novi Lena). Nel luglio 2007 la Regione Toscana, terza sponda di questa procedura, aveva messo nero su bianco alla Direzione salvaguardia ambientale del ministero dell'ambiente una sfilza di richieste di chiarimenti sul progetto: Roma aveva impiegato tre mesi buoni buoni per "girare" la lettera all'Autorità portuale di Livorno. Su cosa? Sedici questioni da definire raggruppate in 12 punti-chiave: dalla "radiografia" aggiornata dei sedimenti dei fondali marini alla mappa dei collettori fognari, dalla quantificazione dei materiali escavati ai flussi di traffico, dalla stima del nuovo fabbisogno idrico alla "geografia" del rumore creato dai cantieri... Risultato: il 24 aprile scorso il ministero protocolla uno stock di otto dossier - comprese l'analisi geochimica delle melme di fondale e la stima dell'impatto acustico - inviati dall'Autorità portuale, una risposta da 75 mega in pdf per ottenere semaforo verde. Salta fuori una mappa dettagliata delle concentrazioni, ad esempio, di cadmio oltre i 13,5 milligrammi per chilo nello strato di sedimento fra 50 e 100 centimetri di profondità in due zone alla radice della Darsena Petroli e alla punta della diga del Marzocco (che si ampliano leggermente nelle melme un po' più profonde). Qualcosa del genere vale anche per la presenza di piombo: supera i 900 milligrammi per chilo grossomodo in quelle stesse zone. Pure il mercurio mostra concentrazioni che valgono una bella zona "rossa" (oltre i 4,5 milligrammi per chilo) nella zona della diga del Marzocco ma, nei fanghi due metri sotto la linea di fondale, soprattutto all'esterno della diga della Meloria. Nella documentazione messa sulla rampa di lancio si precisa che la corsa era cominciata nel '97 con il primo accordo di programma a quattro (Comune, Provincia, Regione, Authority) per disegnare insieme il porto, poi riveduto e corretto due anni più tardi. Ma è a cavallo fra l'estate 2003 e la primavera successiva che arrivano le delibere di consiglio comunale e giunta municipale più il piano particolareggiato della Stu (la società pubblico-privata della Porta a Mare). In realtà, però, la variante urbanistica che ora ha il timbro del ministero è decollata nel dicembre 2005 (nel comitato portuale dell'Authority) e nel marzo seguente (a Palazzo civico).