FIRENZE Le città d'arte si ribellano. Non ci stanno proprio ad essere considerate "insignificanti". «Il ministro Tremonti ci aveva già provato una volta con Siena, togliendole i fondi previsti dalla Legge speciale, destinati alla manutenzione del patrimonio artistico. Per fortuna riuscimmo a salvare la situazione (con un emendamento che alla fine passò, ndr). Adesso, ancora una volta ci troviamo di fronte ad un altro declassamento» dice il sindaco della città del Palio, Maurizio Cenni. Il ministro Tremonti ha stabilito che Siena-, Pisa, Caserta, le Cinque Terre, e altre (la lista è veramente lunga) «non presentano alcuna specifica caratteristica attrattiva nei confronti dei flussi turistici, non possedendo né particolari beni di interesse storico, culturale, artistico, né elementi di interesse paesaggistico-ambientale, né specifica rilevanza per il turismo d'affari». Da Tivoli, l'Associazione delle città e siti italiani Unesco - tra cui la stessa Siena, e altre comprese nella lista di Tremonti come Ferrara e Vicenza - alza la voce. «Il governo deve fare marcia indietro su questo decreto» dice il presidente Gaetano Sateriale, che di Ferrara è sindaco. Il decreto Tremonti, datato 18 marzo 2004, riguarda gli studi di settore per le attività turistico-alberghiere. E decide quanto devono pagare gli albergatori di una determinata zona. «Alla fine, quindi, paradossalmente alle aziende alberghiere di queste città conviene essere declassate - dice il presidente di Federturismo (Confindu-stria), Costanze Jannotti Pecci -. Se una città non è turisticamente significativa, infatti, ha un vantaggio fiscale». Gli albergatori di Siena, Pisa, Caserta, eccetera, possono gioire. «Piuttosto - continua il presidente nazionale -questo governo deve decidersi ad applicare un'armonizzazione fiscale per le attività turistìche. L'utente finale non può pagare, qui da noi in Italia, il 10 di Iva, e in Francia solo il 5,5. È come se io, albergatore, avessi una Cinquecento e gli altri corressero con la Ferrari. Anche se fossi Schumacher, le speranze di vincere sarebbero ridotte a zero». Il decreto riguarda solo l'aspetto fiscale, ma la preoccupazione è che declassando questi gioielli si crei un pericoloso precedente normativo. «Chiediamo al governo di sostenere il turismo - dice Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell' Anci - per contrastare le previsioni pes-simistiche sul calo delle presenze». E il governo cosa fa? Decide che Siena non è una città interessante per i turisti. Il Palio? Noioso. «È una politica sbagliata - continua Domenici - e l'esempio è il decreto del ministro Tremonti, che ha l'effetto di declassare, sia pure per complicate ragioni fiscali, città come Siena, Parma, Spolèto, Al-berobeflo San Gimignano, da centri d'arte di valenza mondiale-'ad ordinarie comunità». Qualcuno si sta già muovendo per adire le vie legali. «Il nostro ufficio legislativo - dice l'assessore al turismo. dell'Emilia-Romagna, Guido Fasi - sta valutando la possibilità di ricorrere al la Corte costituzionale, perché ci sembra che il governo abbia sconfinato, invadendo le nostre competenze». Sul decreto di Tremonti, dunque, oltre alla protesta dei sindaci, incombe come un nuvolone nero all'orizzonte: il giudizio della Consulta. «Siamo nel campo del pressappochismo - prosegue l'assessore -. Questa maggioranza ha abbandonato il turismo a se stesso. È un governo senza idee, programmi, risorse» rincara la dose. «Da tempo la Regione Toscana - dice l'assessore al turismo Susanna Cenni - ha chiesto al ministro delle attività produttive Mar-zano di attivare un apposito tavolo politico, con supporti tecnici per le materie di competenza ministeriale come la fiscalità, con riflessi importanti sul turismo. Questo tavolo non è mai stato messo in condizioni di funzionare» ."Sulle citta d'arte cancellate da Tremonti, non poteva mancare la stoccata finale di Italia Nostra, l'associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale. Dice il segretario generale Gaia Pallottino: «Italia Nostra esprime sgomento e indignazione per una legge che, per motivi probabilmente elettorali, compie un atto di disprezzo così profondo nei confronti del nostro patrimonio».
La rivolta delle città d'arte. Dopo il declassamento di Tremonti, la protesta dei sindaci: marcia indietro sul decreto
Il ministro delle Finanze, Tremonti, ha stabilito che alcune città italiane, come Siena, Pisa, Caserta e le Cinque Terre, non presentano caratteristiche attrattive per i turisti e quindi non devono pagare le tasse. Il governo ha deciso di declassare queste città, togliendo loro i fondi previsti dalla Legge speciale per la manutenzione del patrimonio artistico. I sindaci di queste città hanno reagito con indignazione, affermando che il governo sta declassando le città d'arte e che questo decreto è un atto di disprezzo nei confronti del patrimonio italiano. L'Associazione delle città e siti italiani Unesco ha anche alzato la voce, affermando che il governo deve fare marcia indietro su questo decreto.
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