Questa sera porte aperte nello spazio nellex Birreria Peroni per la Notte bianca dei musei Collezioni comunali visite fino alle due di notte. E metro A e B in funzione fino alle 3 Le bandiere rosse del "Comizio" di Giulio Turcato che fece imbestialire Togliatti tornano a sventolare per la riapertura del Macro. Le ha riportate alla luce il direttore Luca Massimo Barbero che da oggi, complice la "Notte dei musei" (58 collezioni comunali aperte fino alle 2 di notte e metro A e B in funzione fino alle 3), firma il suo primo allestimento del museo-cantiere nella ex Birreria Peroni: metà già trasformata in sale espositive, metà in attesa che sia completata laddizione di Odile Decq. Ed è intorno al "Comizio" astratto di Turcato - esposto alla Biennale del 50 e acquistato dalla Sovrintendenza nel 2001 per la Galleria comunale di via Crispi, da due anni purtroppo chiusa - che il critico torinese, chiamato a sostituire Danilo Eccher, allestisce le sale di via Reggio Emilia rimaste dal 2008 senza guida e senza mostre. Non è una tuttavia un mostra quella allestita da stanotte fino a fine giugno. Bensì lesposizione di alcuni pezzi storici della collezione comunale (come la straordinaria "Maternità" di Pino Pascali) presentati accanto a 25 opere che arrivano in comodato: pezzi di Lucio Fontana, Tracy Moffat, Bill Viola o Bice Lazzari che, forse, prima o poi finiranno per entrare stabilmente nel patrimonio pubblico e nei forzieri del Macro quando sarà completato nel 2010. Il museo per intanto incamera una prima donazione: la "Porta" (odorosa di cantiere, inaspettatamente luminosa e adattabile a vari spazi, come quella di Duchamp) di Massimo Bartolini. Quindi, innanzitutto un museo il Macro diretto da Barbero e non una Kunsthalle. Costruito cioè con le opere della raccolta, che rimangono nei depositi) e che saranno esposte a rotazione. Un turn over persino frenetico (il prossimo mese già si cambia ?). Ma incrociando e contaminando tradizione e innovazione (la tela di Carla Accardi e il video di Alessandra Tesi), opere acquisite e prestiti, arte storicizzata (sempre però dalla seconda metà del Novecento in poi) e sperimentazione in corso. Il Macro continuerà a veleggiare, come quando al timone cera Eccher, con artisti presenti a Roma e protagonisti della scena internazionale. Punto di mediazione tra indigeni e star straniere è Luigi Ontani - performer in forma di opera, senza soluzione di continuità tra la vita e il lavoro, la scultura esposta e labito esibito - del quale viene proposto un recente "Autoritratto" (acquisito alla Quadriennale per la collezione Macro) ma appeso accanto a una maschera e a un disegno preparatori che Ontani ha prestato e allestito per loccasione. E a fronteggiare il trittico laltra terzina composta dal quadro di Gastone Novelli della raccolta comunale, esposto accanto ad altre due opere (date in comodato dagli eredi) dellautore dell"Oriente si tinge di rosso": una grande tela e una, rarissima, scultura. Altra sala, altro maestro. Quel Nam Jun Paik, padre della video arte, di cui il Macro conserva il master di "Global groove" del 1973: è uno dei 250 video che il museo metterà presto a disposizione dei visitatori nella mediateca ricca di cataloghi e libri sullarte romana. Fatte apposta per il Macro, e dialoganti con gli spazi, persino con le gru del cantiere, infine le installazioni dellindiana Hema Upadhyay (una fantastica, presepiale Mumbay, con centinaia di casette realizzata nella stessa latta delle case povere e un titolo scespiriano) e le "Lettere damore" del tedesco Arthur Duff: una pagina autobiografica sciolta stanotte nello spazio attraverso il raggio verde del laser.