Le polemiche non sono finte, ma ormai il progetto del Musée du Quai Branly, il nome «neutro» - è l'indirizzo - scelto per il nuovo museo parigino che sarà dedicato alle opere d'arte di Africa, Asia, Oceania e delle Americhe, è definito e i lavori della costruzione sono avviati. L'inaugurazione del Quai Branly, la principale «grande opera» della presidenza Chirac, è prevista per il 2006. Fin dall'inizio della prima elezione alla presidenza, Chirac aveva rivelato l'intenzione di far nascere un nuovo museo che raggruppasse le collezioni del Museo delle Arti d'Africa e di Oceania e quelle del laboratorio di etnologia del Musée de l'Homme del Trocadero, cioè quasi tremila oggetti. Il nuovo museo avrà due funzioni, secondo gli ideatori: conservare e presentare le opere d'arte non europee e favorire la ricerca e l'insegnamento su queste opere e sulle società che le hanno prodotte. Il Musée du Quai Branly nasce anche dopo la constatazione (e le forti perplessità della direzione) che al Louvre sarebbe stato impossibile aprire una sezione dedicata alle «arti prime»: nel 2000 è stato inaugurato un padiglione nel grande museo, per condensare, in un certo senso, in un centinaio di capolavori le arti dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania e delle Americhe. Ma il Louvre ha preferito rimanere concentrato sulle radici della civiltà europea. La scelta di un'«antologia del resto del mondo» è dovuta al fatto, spiega Stéphane Martin, presidente e direttore generale del Musée du Quai Branly che ha presentato il futuro museo alla Mairie del XIX arrondissement di Parigi (dove ha luogo una mostra sul Quai Branly), è che «il 70-80 dei visitarori del Louvre non visita nessun altro museo, quindi resta una sezione delle arti non-europee». Le polemiche che hanno accompagnato il progetto del Musée du Quai Branly riguardano l'approccio scelto alle culture «altre», che Stéphane Martin riassume nella «querelle tra estetica e antropologia». Al Quai Branly è stata rifiutata per principio l'idea di «evoluzione»: «quando viene affrontata la totalità delle manifestazioni culturali - spiega l'etnologo Emmanuel Désveaux, direttore per la ricerca e l'insegnamento del Quai Branly - l'idea di evoluzione, tributaria della tecnica, è obsoleta. Invece, sappiamo dall'inizio del XX secolo che non esiste progresso in arte». In altri termini, i «nostalgici» del Musée de l'homme avrebbero «una visione biologizzante, quasi darwiniana, dell'uomo. Il nostro approccio è risolutamente culturalista», cosa che permette di «piazzare chiaramente tutte le culture sullo stesso piano». Però le collezioni sono quelle del Musée de l'homme e del Mao (Museo delle arti d'Africa e d'Oceania, museo «coloniale» per eccellenza): «collezioni che sono il prodotto della storia francese - ammette senza problemi Martin - un museo francese di arte e civiltà non europee. Cioè non un mondo in miniatura, non un Disneyworld, ma collezioni soggettive. Il termine arti prime, del resto, designa la vita degli oggetti quando sono venuti in Europa. Una versione politicamente corretta di art nègre. Non neghiamo il contatto con la società europea. Vogliamo fare del museo un luogo di interpretazione, interrogazione, legata alla storia coloniale, politica, ma soprattutto culturale del nostro paese. Assumiamo l'esotismo della storia coloniale francese». Spéphane Martin afferma che c'è un'influenza specifica della filosofia del Centre Pompidou «come luogo di passaggio alla modernità e alla società nella sua complessità. Il museo funziona in modo più impressionista, non dice questo è quello che dovete pensare». Il progetto architettonico - «in rottura con i codici tradizionali di un museo» come spiega il direttore - è stato concepito da Jean Nouvel, e gioca sulla spaesamento a due passi dalla Tour Eiffel. Nulla di ortoganale nell'edificio principale su pilotis, tutto fluido e trasparente. Ci sarà un auditorioum, una mediateca, sale per mostre temporanee, per le lezioni (verranno invitati docenti dai paesi d'origine degli oggetti) e per la ricerca, la consultazione delle collezioni sarà aperta a tutti. La prima mostra temporanea sarà dedicata al corpo, come soggetto «trasversale» tra i cinque continenti, Europa compresa.
QUERELLE: Aprirà nel 2006 il Musée du Quai Branly
Il progetto del Musée du Quai Branly, un nuovo museo parigino dedicato alle opere d'arte di Africa, Asia, Oceania e delle Americhe, è stato definito e i lavori di costruzione sono iniziati. L'inaugurazione è prevista per il 2006. Il museo sarà una struttura unica che combinerà le collezioni del Museo delle Arti d'Africa e di Oceania e quelle del laboratorio di etnologia del Musée de l'Homme del Trocadero. Il museo avrà due funzioni: conservare e presentare le opere d'arte non europee e favorire la ricerca e l'insegnamento su queste opere e sulle società che le hanno prodotte.
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