I precedenti storici dopo larresto del giardiniere di Villa Malfitano accusato di collusione In principio fu il capostipite Pip che dopo avere ricevuto una serie di lettere minatorie si rivolse al capomandamento che fece rientrare la minaccia Da Emilio Kuntzman ad Agostino Pizzuto. È una parabola discendente quella percorsa dal personale addetto ai beni di casa Whitaker. I fondatori di villa Malfitano, Pip Whitaker e sua moglie Tina Scalia, si erano affidati al tedesco Kuntzman per far crescere una rigogliosa flora subtropicale attorno alla loro villa, eretta in stile tardo vittoriano dallarchitetto Ignazio Greco nel 1885. Più di cento anni dopo un giardiniere della villa viene arrestato con laccusa pesante di avere nascosto le armi della mafia. Scorrendo gli annali di casa Whitaker si scopre che la famiglia di origine inglese conosceva bene regole e rituali dei mafiosi, per una serie di episodi incresciosi che avevano interessato diversi rami della famiglia. La mafia, però, proprio da villa Malfitano si tenne lontana, forse anche perché - azzarda Raleigh Trevelyan in "Principi sotto il Vulcano", scritto per Rizzoli - il custode di casa doveva essere affiliato allonorata società e sapeva come tenere a bada le eventuali richieste. Ma era stato lo stesso Pip, luomo che dedicò buona parte della sua esistenza a rimettere in luce gli splendori di Mozia, a incappare nelle maglie della mafia. Pip non era ancora un cultore di botanica, ornitologia e archeologia ma solo un giovane e appassionato sportivo, quando si imbattè in una minaccia diretta a se stesso, mentre abitava nella dimora paterna, a villa Sofia. Pip aveva ricevuto diverse lettere minatorie, alcune delle quali con la caratteristica crozza e le tibie incrociate e un invito a depositare una consistente somma di denaro in un vicoletto deserto e malfamato, a ridosso della residenza dei Colli. Pip però non si piegò, e poiché conosceva con sufficiente precisione il capomandamento, gli mandò una missiva di adeguato tenore in cui lo informava che qualora fosse stato ucciso, la questura avrebbe ricevuto sue lettere indicanti i mandanti. Pane al pane. «Dopo di allora - annotò Pip Whitaker - fui lasciato in pace». La condizione dellillustre rampollo di casa Whitaker si può considerare davvero uneccezione nel panorama complessivo, visto che il rapporto governativo di Sydney Sonnino riteneva che la Conca dOro nel 1876 fosse completamente in mano alla mafia. E che solo pochi anni dopo, il candidato marchese di Villalba, in combutta con la mafia, poiché si accorse che cerano 218 nuovi iscritti nelle liste elettorali, non esitò a rinchiuderli in un granaio e a liberarli solo il giorno delle elezioni, accompagnandoli al seggio sotto scorta armata. Un altro episodio altrettanto inquietante riguarda la nipote Audrey Whitaker, figlia di Joss. La bimba venne rapita a dieci anni, mentre cavalcava festante alla Favorita, scortata dal palafreniere Ninuzzo. La vicenda però stavolta finì sui giornali. Si parlò di un riscatto di centomila lire pagato allistante. Ma Joss si affrettò a smentire decisamente e tutta la vicenda rimase ammantata nel mistero. Cerano cose che il fratello di Pip non confidava proprio a nessuno. Così come rimase avvolta nel mistero anche unaltra vicenda da grand guignol che vide protagonista Maude Bennet, maritata Whitaker. La donna stava passeggiando tranquillamente a villa Sofia, un grande appezzamento acquistato dal padre di Pip nel 1850, caratterizzato da una fioriera, alti cipressi, agrumeti, oliveti e fichidindia. Mentre Maude godeva dellintensa bellezza delle fioriture del parco in prossimità del muro di cinta vide cadere una mano umana troncata, proprio ai suoi piedi. «Nessuno osò dire nulla, per paura che si trattasse di una minaccia» - scrisse Tina Scalia qualche tempo dopo nei suoi diari.