E un pentito rincara la dose: eletto col sostegno dei boss Interrogato a sorpresa in Procura un ex collaboratore dellassessore Un supertestimone e un pentito aggravano la posizione dellassessore regionale ai Beni culturali Antonello Antinoro, indagato per voto di scambio. Il primo è un medico di base, che nel 2008 collaborò alla campagna elettorale del politico Udc: è stato interrogato ieri mattina in Procura dal pm Gaetano Paci. Avrebbe offerto conferme importanti al passaggio dei soldi ipotizzato dallaccusa, 3.000 euro, da Antinoro ai mafiosi di Resuttana. Per il pool coordinato dallaggiunto Antonio Ingroia la deposizione del medico sarebbe già diventata un tassello determinante: giovedì, Antinoro aveva infatti ammesso in Procura di aver conosciuto uno degli arrestati, Agostino Pizzuto, proprio durante una riunione elettorale nello studio del medico di base. Antinoro ha detto di ricordarsi di Pizzuto solo perché qualche mese fa laveva reincontrato casualmente a Villa Malfitano: «Si avvicinò lui, mi spiegò che era il custode del parco». Antinoro non ricorda invece di aver mai incontrato Antonino Caruso, lambasciatore del clan di Resuttana per gli affari politici. Antinoro nega con decisione di aver mai dato soldi a mafiosi. Gli unici rimborsi - ha spiegato ai magistrati Ingroia, Paci e Sava - erano per i suoi collaboratori più fidati, che dovevano gestire le spese per i manifesti o qualche cena. Fra questi collaboratori cera appunto il medico che aveva invitato lesponente del clan di Resuttana nel suo studio. Forse è proprio il medico che ha consegnato i soldi ai mafiosi? E a che titolo? Era una sua iniziativa o un preciso mandato di Antinoro? Ieri mattina, cera grande movimento in Procura. Dopo linterrogatorio, si sono susseguite diverse riunioni fra i magistrati e il comandante del nucleo Investigativo dei carabinieri, il tenente colonnello Francesco Gosciu. È evidente che gli inquirenti sono alla ricerca di riscontri per provare chiaramente che quei soldi in ballo erano il prezzo dei voti che i mafiosi dicevano nelle intercettazioni di cercare per il candidato Udc. Ma anche la difesa di Antinoro, sostenuta dallavvocato Massimo Motisi, è al lavoro. Nellinterrogatorio in Procura, lassessore si è riservato infatti di offrire alcuni chiarimenti. Uno soprattutto: chi sia quel «Vincenzo» che il 12 aprile 2008 risponde al cellulare di Antinoro. Allaltro capo cè lambasciatore dei clan che rassicura sul buon andamento della campagna elettorale. «Non so chi sia questo Vincenzo, non è il mio segretario», ha spiegato Antinoro ai magistrati. Ma per luomo più votato di Sicilia, finito indagato assieme al suo collega di partito Nino Dina, i guai giudiziari arrivano anche da uno degli ultimi collaboratori di giustizia: Andrea Bonaccorso, un tempo fedelissimo dei Lo Piccolo, sostiene che alle precedenti consultazioni regionali («Quando fece il salto», dice il pentito) Antinoro fu sostenuto elettoralmente dalla famiglia di Palermo centro. Il verbale era già stato depositato nei giorni scorsi agli atti di uninchiesta su mafia ed estorsioni. Il 30 maggio scorso Bonaccorso parlava di rapporti fra il politico e la famiglia DAmbrogio («Era vicino a loro»). Per chi indaga è un riscontro importante: il pentito non poteva sapere che in quei mesi i carabinieri intercettavano uno strano sms sul telefonino di Antinoro: «Carissimo assessore ciao, quando mi puoi dedicare venti minuti. Aspetto una risposta grazie». Quel messaggio arrivava da un telefono intestato alla moglie di Sebastiano DAmbrogio, «personaggio - scrivono i magistrati nel decreto di fermo dei 19 scattato due giorni fa - riferito al vertice della famiglia mafiosa di Ballarò, fratello del più noto Alessandro». Quella volta, Antinoro non rispose. Il 18 settembre, dal misterioso telefonino partì una chiamata per lassessore. Lui rispose. Lintercettazione registrò Antinoro che parlava con un tale «Gaetano», e gli dava appuntamento per il giorno dopo. Cè un terzo capitolo dellatto daccusa della Procura nei confronti di Antinoro. Dopo i presunti contatti con il clan di Resuttana, dopo quelli con Porta Nuova, i carabinieri hanno trovato spunti dindagine negli sms e nelle telefonate dellassessore con un «indiziato mafioso», figlio e fratello di uomini donore di Polizzi Generosa. Il 10 luglio, uno degli assistenti di Antinoro ricordava per telefono «lappuntamento delle 16» con quel personaggio. Che il 21 luglio mandava direttamente un messaggio ad Antinoro: «Ciao, come concordato ti invio questo sms per ricordarti di telefonare a Banca Nuova». Il 24 luglio gli telefonava direttamente, per invitarlo a una cena: «In campagna a Polizzi - diceva - non cè nessuno praticamente, solo noi». Rispondeva Antinoro: «No, no, non ci vengo io picciotti? lo verrà a sapere tutto il mondo? io mi dovrò incontrare con duemila persone». E insisteva per un incontro a Palermo: «Picciotti andiamo a mangiare insieme una sera e stiamo in compagnia». Così si lasciarono. «Grazie, ciao ciao», concluse Antinoro.
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Lassessore regionale ai Beni culturali Antonello Antinoro è stato indagato per voto di scambio con i mafiosi di Resuttana. Un medico di base, che aveva collaborato alla campagna elettorale di Antinoro nel 2008, è stato interrogato in Procura e ha detto di aver offerto conferme importanti al passaggio di 3.000 euro ai mafiosi. Antinoro ha ammesso di aver conosciuto uno degli arrestati, Agostino Pizzuto, durante una riunione elettorale nello studio del medico. Tuttavia, Antinoro nega di aver mai dato soldi ai mafiosi e sostiene che i rimborsi erano per i suoi collaboratori più fidati.
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