(ANSA) - ROMA, 14 MAG - Un ritratto della grande razzia di beni culturali che si e' consumata in Italia dal 1970 al 2004: é quello tracciato da Fabio Isman, nel suo libro 'I predatori dell'arte perduta. Il saccheggio dell'archeologia in Italià, edito da Skira (pp. 256; 19,90 euro). "Ho seguito 15 processi e ho intervistato 306 persone coinvolte in processi sul saccheggio del patrimonio culturale degli ultimi decenni - ha spiegato l'autore presentando il volume oggi a Palazzo delle Esposizioni di Roma -. In pochi si sono interessati a queste vicende, purtroppo". Con Isman, anche il direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa Salvatore Settis, che ha commentato: "si può temere che dopo le restituzioni delle opere trafugate o scavate illecitamente, ci sia una nuova ondata di saccheggi. Dobbiamo avere presente i principi di terreno marcio che ci racconta Isman". Da Settis anche un allarme per la possibilità che arrivino 'archeo- condoni': "di fatto qualcuno giustifica e protegge l'archeologia clandestina. Già cinque volte al Parlamento ci sono state proposte di disegni di legge archeo condono". Per il professore, ex presidente del consiglio superiore dei beni culturali, "Bisogna contrastare la carenza di informazione dei nostri deputati, dobbiamo formare un'opinione pubblica, perché il vero guardiano dei beni culturali è il cittadino". Erano presenti anche il consigliere culturale della presidenza della Repubblica italiana Louis Godart, il generale dei carabinieri Tutela Patrimonio culturale di Roma Gianni Nistri e il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Paolo Giorgio Ferri.
ARCHEOLOGIA: da Isman ritratto della grande razzia del Novecento
Fabio Isman ha pubblicato un libro intitolato "I predatori dell'arte perduta. Il saccheggio dell'archeologia in Italia" in cui traccia la razzia di beni culturali in Italia dal 1970 al 2004. L'autore ha seguito 15 processi e ha intervistato 306 persone coinvolte in questi casi. Il direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa Salvatore Settis ha commentato il libro, allertando per la possibilità di una nuova ondata di saccheggi e per la possibilità di "archeo- condoni". Settis ha anche sottolineato l'importanza di formare un'opinione pubblica per contrastare la carenza di informazione sui casi di saccheggio dell'archeologia.
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