È stato presentato, nella cornice della biblioteca Casanatense a Roma, il nuovo complesso normativo che regolerà i beni culturali e quelli paesaggistici. L'opposizione insorge e i Verdi lanciano una sfida: «costruiremo un muro all'ingresso del ministero, non serve più» La cornice è di quelle che incutono rispetto (la biblioteca Casanatense) e l'atmosfera è trionfale, con tanto di filmato su grande schermo e riprese aeree del patrimonio disseminato per il territorio nazionale. Il nuovo codice dei beni culturali ha anche un inno romantico sulle orme di Puccini e Bocelli. E una elegante veste editoriale che lo trasforma in un libropropaganda con Giorgione in copertina e il ritratto di Urbani al suo interno. Al tavolo della presentazione del codice - che entrerà in vigore da domani - siedono il giurista Sabino Cassese (già ministro della funzione pubblica nel governo Ciampi, Giuliano Urbani (al centro) e il direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, autore di un pamphlet come Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale, edito da Einaudi. Il codice - quello che è stato definito dal ministro stesso come una sorta di costituzione dei beni culturali e paesaggistici - parte così: non con una semplice conferenza stampa ma in pompa magna, con accenni a Napoleone, Giustiniano e pure a Tocqueville. E con una coreografia spettacolare. Nel cestino la normativa «colabrodo» ed ecco, al suo posto, 184 articoli riuniti in un unico corpus che cercano di mettere ordine a una selva di leggi, accumulatesi negli anni. Un codice pericoloso secondo Giovanna Melandri, «tenta di dare una patina di onorabilità» ad operazioni come la svendita del patrimonio. Oppure astratto secondo Vittorio Sgarbi, fumoso e dunque inutile. Inadeguato, lo bolla il Wwf, non fa i conti con la realtà. Ma la protesta più plateale l'annunciano i Verdi con il senatore Sauro Turrone: oggi alle 11.30 verrà costruito un muro davanti all'ingresso principale del ministero per i beni culturali. «Tanto dopo l'uscita del nuovo codice, non serve più», affermano. «Il codice è una razionalizzazione ma anche un aggiornamento - spiega invece un ottimista Cassese - Definisce una gabbia, stabilisce le regole del gioco e i criteri degli esercizi delle funzioni». E, assicura il giurista cui fa eco anche il ministro Urbani, «l'interesse privato è comunque recessivo, subordinato a quello della tutela». Per quanto riguarda le dismissioni del patrimonio, il citatissimo nodo sciagurato del «silenzioassenso» cui vengono chiamati i soprintendenti per valutare se un bene è alienabile o no, rimane in vigore: 120 i giorni e non i perentori 30 («un'intimidazione» ha detto lo stesso Urbani che aveva ceduto alle smanie mercantilistiche di Tremonti) per fare una dichiarazione di «dissenso» rispetto alla richiesta di vendita sulla base di elenchi forniti dagli enti locali e dall'agenzia del demanio. Elenchi dei quali però non c'è ancora traccia sui tavoli delle amministrazioni competenti. I dubbi su questo punto sono molti e completamente irrisolti dal codice. Gli scenari che si prospettano sono diversi: i soprintendenti potrebbero essere sommersi di richieste oppure la lentissima catalogazione dei beni potrebbe portare a qualche macroscopico «errore» (un dipinto non ancora catalogato, potrebbe essere «dismesso» perché considerato di non rilevanza culturale). «Non è impossibile la catalogazione», ha sostenuto Urbani polemizzando con alcuni articoli critici, «francamente non so quanto ci vorrà, magari sei mesi o sei anni». E certo la prospettiva dei sei anni paventata con leggerezza non promette nulla di buono quando a governare ci sono imprenditori senza scrupoli. Per tappare le possibili «falle», è nato anche un osservatorio sulle alienazioni dei beni: la sede è nel parco regionale di Migliarino, a san Rossore, Massaciuccoli. A battezzarlo ci ha pensato il parlamentare del'Ulivo Ermete Realacci, coadiuvato da Salvatore Settis. Da parte sua, il rettore della Normale di Pisa, voce dissidente e virulenta contro il batter cassa a colpi di patrimonio istituito come «pratica» dalla finanziaria di questo governo, siede al tavolo del nuovo codice, ringrazia il ministro di averlo invitato e trova che quel complesso normativo sia «una impalcatura solida ma che vada utilizzato come punto di partenza e non di arrivo». Le preoccupazioni maggiori sorgono di fronte al quadro generale che circonda il codice (il riferimento è naturalmente alla Patrimonio spa e al condono): pur se migliorabile e «in progress», il codice - secondo Settis - dovrebbe essere messo nelle condizioni di poter funzionare. «Il suo tallone d'Achille resta la regola del silenzioassenso e quel punto richiede un chiarimento definitivo». A nche la separazione tra valorizzazione e tutela è un nodo da non ignorare ma qui il codice entra in materia per tentare di armonizzare qualcosa che era già accaduto prima (con la riforma del titolo V della Costituzione). «Questa distinzione non c'è in nessun ordinamento giuridico del mondo, da noi ha avuto origine nel negoziato tra stato e regioni per gli ambiti di competenze». Urbani, visibilmente soddisfatto del codice che firma, invita a non fare allarmismi inutili. «È puro autolesionismo», ha detto. Ma la sua aria bonaria non tranquillizza affatto il senatore dei Verdi Sauro Turroni: «Il ministro racconta frottole e pretende di passare per l'alfiere della tutela dei beni culturali. Le leggi Bottai non garantivano solo una tutela più efficace nei confronti del patrimonio storico-artistico ma soprattutto si fondavano su una concezione più rigorosa e meno mercantile». Turroni accusa poi Urbani di aver scritto sotto la dettatura di Tremonti e di aver ribaltato una filosofia generale che tutelava i beni. «Fino a Urbani ciascun bene di proprietà pubblica rivestiva interesse storico, artistico e culturale sino a prova contraria mentre dopo il suo codice nessun bene ha più queste qualità, a meno che esse non siano motivatamente dichiarate da parte delle soprintendenze oberate dal lavoro e con personale ridotto al lumicino». Anche il paesaggio è a rischio: è finito nelle mani di quei comuni che spesso autorizzano i peggiori illeciti.
NUOVO CODICE: un gioco senza regole.
Il nuovo codice dei beni culturali e paesaggistici è stato presentato nella biblioteca Casanatense a Roma. Il codice è stato definito come una sorta di costituzione dei beni culturali e paesaggistici e contiene 184 articoli che cercano di mettere ordine a una selva di leggi accumulatesi negli anni. Il codice è stato accolto con entusiasmo dal ministro della cultura Giorgio Urbani, ma l'opposizione ha espresso preoccupazioni sulla sua efficacia e sulla sua capacità di tutelare il patrimonio culturale. I Verdi hanno lanciato una sfida costruendo un muro davanti all'ingresso del ministero per i beni culturali.
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