VENEZIA Piano casa, nuovo stop. Stavolta a causare il blocco dell'approvazione della legge tanto osannata dalle forze di centrodestra, governatore Giancarlo Galan in testa, è stata l'assenza del numero legale in consiglio regionale (presenti 27, quorum richiesto 28) ieri pomeriggio allo scoccare delle 16.06. «Come da regolamento - commenta il presidente Marino Finozzi - ho sciolto la seduta e l'ho aggiornata a domani mattina (stamattina per chi legge, ndr) alle 10.30. Previsioni in merito all'approvazione? Pessime ». In effetti a uscire con le ossa rotte dalla giornata di ieri sono stati i consiglieri regionali di maggioranza. E' a loro, infatti, che spetta il dovere di garantire il numero legale in aula, specie in un consiglio come questo, convocato appositamente per approvare il Piano casa. E a tal proposito proprio Finozzi si scaglia contro Galan. «Il fatto che il raggiungimento del quorum - dice - sia venuto a mancare per un solo voto rende ancora triste ogni considerazione e legittima ogni severo giudizio su chi ha scelto anche questa volta di disertare allegramente l'aula. Ricordo ad esempio al presidente Galan che se dopo essere stato a colazione con alcuni suoi consiglieri si fosse degnato di passare a Palazzo Ferro Fini avrebbe con il suo voto garantito il numero legale e, di conseguenza, la prosecuzione della seduta». Solo accuse in salsa leghista? Vuoi anche per la «sparata» di ieri, gli strali contro il governatore piovono anche dal centrosinistra, accusato da Galan di essere un ricettacolo di «cavernicoli della politica » perché intenzionato a voler bloccare la legge di rilancio dell'edilizia e lo sviluppo stesso del Veneto. Calatosi nella parte, il capogruppo del Pd Giovanni Gallo, novello Fred (o Barney) dei celebri Flinstone di Hanna Barbera sceglie di mulinare la clava verbale. «Voglia di lavorare - dice - saltami addosso: contagiata dal virus- Galan, ormai questa maggioranza è affetta da lazzaronite cronica. Adesso se Galan ha un minimo di onestà intellettuale ci chieda scusa per tutte le accuse che ci ha vomitato addosso in queste ore e se la prenda con la sua maggioranza di fannulloni». E conclude: «A far saltare i lavori in aula è stata la guerra di potere interna al centrodestra attorno alle nomine, contro la surroga di Gerolimetto nel cda di Veneto Sviluppo. Con buona pace del Piano caso e di chi ci ha dato dei cavernicoli». A stretto giro di posta arriva però la replica di Galan. Primo destinario Finozzi: «Caro Marino ma perché ti metti anche tu a battere strade politicamente insensate? Se il consiglio che tu presiedi non funziona, non partecipa, non collabora, non è presente, non raggiunge il numero legale, che colpa ne ha il presidente della giunta regionale? La giunta, caro Finozzi, funziona e funziona bene. La fossa delle Marianne abita a Palazzo Ferro-Fini purtroppo. Dunque, lascia perdere se mi fermo per strada a bere un caffè, credimi il problema del tuo Consiglio non è Galan». Secondo destinatario Gallo: «Al Gallo che si lamenta dei lazzaroni assenti ricordo che anche l'opposizione è chiamata a garantire il numero legale. Invece, caro Gallo, tu e i tuoi giocate a rimpiattino con il lazzaronismo così di casa in consiglio regionale e questo non è bene, proprio perché a te, nel fingere di ignorare quello che fa la mano sinistra, sta bene il poter addossare tutte le colpe alla mano destra. Troppo facile, caro amico, ma in realtà anche voi siete pagati per essere presenti in aula». I toni sono da campagna elettorale. E anche l'interpretazione dei tre rappresentanti della sinistra (Nicola Atalmi del Pdci, Gianfranco Bettin dei Verdi e Pietrangelo Pettenò di Rc) va proprio in questa direzione. «Presenteremo numerosi emendamenti al Piano casa - fanno sapere - perché questa legge elettoralistica che la maggioranza, a fatica, tente di approvare in fretta e in furia, va modificata ». E il centrodestra? Come replica alle accuse? «Respingiamo tutto al mittente», dicono all'unisono i capigruppo di An e Forza Italia, Pier Giorgio Cortellazzo e Remo Sernagiotto. Poi Sernagiotto si smarca e aggiunge: «Ci avevano chiesto di ritirare la nomina di Veneto Sviluppo e lo abbiamo fatto. Ma poi invece di lavorare per l'approvazione del Piano casa hanno lavorato per verificare la nostra presenza in aula. Non è che se passa la legge scriviamo che i cittadini che votano Pd non la possono attuare. Questo deve essere chiaro». Già la legge. Al pessimismo di Finozzi fa da contraltare la fiducia dei capogruppo di An e Pdl: «Stamattina saremo tutti in aula», assicurano. Ma prima di arrivare al Piano casa bisognerà espletare la pratica dei provvedimenti non ancora esaminati: in lista di attesa ce ne sono 60. Staremo a vedere.