Il "Tirreno" ha aperto un dibattito sulla "Toscana da salvare", compresa la nostra provincia. Può essere utile, allora, rileggere il tentativo compiuto dalla Provincia di Livorno, a cavallo del decennio Novanta-Duemila. L'obbiettivo era quello di promuovere concretamente un modello di sviluppo sostenibile. E può essere utile anche riconsiderare in questa luce le tensioni di allora con le amministrazioni comunali e con la Regione. In parte quel tentativo, con il Piano territoriale di coordinamento, riuscì a passare e a frenare alcune spinte, affermando l'idea che le risorse territoriali sono esauribili e che occorre salvaguardare il valore del paesaggio. La stampa del tempo parla di come fu arginato, a San Vincenzo, il tentativo di costruire volumetrie rilevanti all'interno del Parco di Rimigliano e di ampliare il Porto turistico, di come fu favorita la ristrutturazione dei centri storici dei comuni di Castagneto e Bibbona, nei quali negli ultimi anni si è registrato un elevato incremento edilizio che ha rinnovato l'ondata nefasta di seconde abitazioni edificate negli anni settanta. Frequenti furono le battaglie, approdate anche in consiglio provinciale, sui progetti di alcuni comuni elbani. Serrato il confronto col Comune di Rosignano Marittimo, che scelse il ruolo di capofila dei contestatori del PTC provinciale, alimentando un duro dibattito politico anche regionale tra Anci e Upi, sostenendo che il PTC non dovesse essere "invasivo" delle autonome e sovrane competenze dei Comuni. Una linea che trovò convinti seguaci in particolare nei Comuni di Castagneto, Campiglia e San Vincenzo. Proprio i Comuni nei quali abbiamo poi visto, negli anni recenti, emergere i maggiori problemi urbanistici, che forse potevano essere evitati prestando maggiore ascolto alle preoccupazioni della Provincia. Dal 2004, ormai, all'ombra dello slogan "Governare insieme" si nota una pressoché totale assenza di qualsiasi contenzioso tra la Provincia e le scelte urbanistiche dei Comuni e molte valutazioni di allora sono finite nei cassetti. Un percorso che aiuta a capire come all'interno delle forze del centrosinistra ci sia stato, nel decennio trascorso, un confronto, non chiuso nei convegni né, aspramente polemico, ma che, tuttavia, è stato reale e serrato, e, peraltro, corretto e trasparente. Un confronto che ha avuto un esito positivo, per le scelte di qualità ambientale fatte dalla Regione, ma a prezzo di qualche cedimento su procedure e metodi. Nodi che vengono al pettine, smagliature che vengono oggi rese visibili dalle ferite che il territorio toscano mostra, in alcuni limitati, ma non marginali episodi di massiccia espansione edilizia. Le componenti ambientaliste del centrosinistra toscano (ci si riferisce a culture e sensibilità e non a schieramenti o sigle), anche se non sconfitte, hanno, in tutta evidenza, perso terreno, forse perché considerate ostacolo allo sviluppo. Peraltro, quello della Provincia di Livorno non è stato davvero un "ambientalismo del NO", dato che scelte fondamentali per lo sviluppo economico, come quelle relative alla gestione del ciclo dei rifiuti e degli impianti relativi, furono prese (e realizzate!) coerentemente proprio in quegli anni. Il quadro di oggi discende comunque anche dall'esito non univoco di quel periodo di confronto, come possono testimoniare tanto gli scriventi, che dallo scadere del mandato nel 2004 non hanno più ricoperto ruoli elettivi o istituzionali, quanto l'allora sindaco di Rosignano (oggi assessore regionale), la sindaca di Campiglia (oggi parlamentare) o la sindaca di Castagneto (oggi parlamentare europea). Ben venga il dibattito aperto dal "Tirreno", dunque, il cui merito è quello di elencare, indicare e di evidenziare questi episodi e i rischi che essi evocano. Non si deve allontanare lo sguardo dai fenomeni negativi, né reagire in modo seccato, come fanno certi amministratori, talvolta condizionati dal noto eccessivo campanilismo comunale toscano, che mal sopporta interferenze o giudizi esterni. Se la qualità territoriale è il valore da tutelare, sono i Settis e gli Asor Rosa i nemici? Ma via, un po' di disponibilità all'ascolto delle loro preoccupazioni non farebbe certo male, per tenere la guardia ancora più alta!. Claudio Frontera ex Presidente Claudio Vanni ex assessore al Territorio Provincia di Livorno
TOSCANA - CEMENTO2 -dopo di noi il diluvio
La Provincia di Livorno ha tentato di promuovere un modello di sviluppo sostenibile a cavallo del decennio Novanta-Duemila. Il piano territoriale di coordinamento (PTC) ha cercato di frenare alcune spinte di sviluppo e di salvaguardare il valore del paesaggio. Tuttavia, il tentativo è stato arginato e le tensioni con le amministrazioni comunali e la Regione sono state intense. Il PTC ha favorito la ristrutturazione dei centri storici dei comuni di Castagneto e Bibbona, ma ha anche incontrato opposizione, soprattutto nei comuni di Castagneto, Campiglia e San Vincenzo.
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