Tra di loro due dipendenti dell'ufficio tecnico e tre architetti È da questa indagine che è partita la maxi inchiesta della polizia La prima udienza è in programma il prossimo 14 ottobre MONTE ARGENTARIO. Due dipendenti dell'ufficio tecnico davanti al giudice con l'accusa di abuso edilizio. Imputati con loro tre liberi professionisti, due dei quali membri del Collegio ambientale (uno era anche il direttore dei lavori), un imprenditore edile e chi ha eseguito materialmente le opere alla casa Cantoniera di Santo Stefano. La prima scossa del terremoto edilizio all'Argentario arriva davanti al giudice. Sette le persone che il 14 ottobre dovranno presentarsi al Tribunale di Orbetello per difendersi a vario titolo dalle accuse del pubblico ministero Stefano Pizza. Abuso edilizio in zona vincolata, danneggiamento e alterazione delle bellezze naturali e infine per non aver rispettato il codice della navigazione costruendo opere senza i necessari permessi. Queste le accuse per l'inchiesta che riguarda la cosiddetta Casa Cantoniera, struttura di proprietà della società Il Fortino. I sette imputati sono l'imprenditore Benedetto Fedeli, 65 anni; gli architetti Angelo Collontoni, 45, Massimo Benedetti, 44, e Claudia Casalini, 40; il costruttore Nazzareno Bocchia, 34; la dipendente dell'ufficio tecnico del Comune Antonella Sabato, 50, oltre al responsabile del medesimo ufficio, ora in pensione, Augusto Donati, 68 anni. Il caso della Cantoniera risale al 2006. Gli inquirenti indagarono sulle anomalie tra il progetto presentato dall'architetto Collantoni e approvato sia dall'ufficio tecnico che dal Collegio ambientale di cui facevano parte Benedetti e Casalini, rispetto a quello che venne effettivamente realizzato sulla spiaggia di Santo Stefano. Due gli interventi che vengono contestati: da una parte il restauro e il risanamento e dall'altro la realizzazione delle opere pubbliche come bagni e accesso al mare. In particolare nell'occhio del ciclone è finito un muro in cemento armato, ribattezzato il muro della vergogna, costruito senza che risultasse in nessun disegno, se no in un documento consegnato al genio civile in seconda battuta. «È palese - scrive il pm - che il muro di contenimento sul confine del Demanio è di fatto stato realizzato senza provvedimento ligittimante e senza la necessaria autorizzazione paesaggistica. Per le opere in questione - conclude Pizza - sarebbe stato necessario acquisire un permesso a costruire». È dal presunto illecito in questa pratica edilizia che prende corpo anche la maxi inchiesta che il 26 febbraio scorso ha portato al blitz condotto dalla polizia e finito con 46 persone indagate, tra cui l'ex vicesindaco e assessore all'urbanistica Massimo Castriconi. Fino all'altro filone di indagine che è costato il posto da vicesindaco ad Azelio Bagnoli, indagato come direttore tecnico nella costruzione abusiva di 40 garage. La pratica della Cantoniera è però inserita nell'ordinanza nel quale viene indagato il presunto «sodalizio criminale», così lo chiama il pubblico ministero, che per anni avrebbe gestito le opere di urbanizzazione nel Comune di Monte Argentario. C'è di più. È lo stesso pubblico ministero a spiegare, nell'ordinanza, come da questa pratica «siano emersi i primi indizi sulla gestione delle autorizzazioni edilizie». L'appuntamento è quindi per metà ottobre quando andrà in scena il primo capitolo di una saga di cui nessuno può immaginare qualsiasi fine. Federico Lazzotti