Racchiuso tra il corso Umberto e via Marina, in un'area compresa tra il mare e il percorso meridionale delle mura greco-romane, il Borgo Orefici di Napoli è come il Vicolo d'Oro nella città vecchia di Praga: una parte di quartiere che si identifica con un mestiere antico di 700 anni, quando vi si stabilirono gli orefici napoletani insediando le loro botteghe artigiane. Come un alveare che pulsa nel cuore di Napoli, il borgo è lì dal Medioevo a sfatare, con la sua laboriosità, l'immagine abusata di una città lazzarona e infingarda. «Quest'area - sottolinea il presidente del Consorzio Borgo Orefici, Roberto de Laurentiis - rappresenta il vero nucleo storico delle produzioni orafe campane. In questo reticolo di viuzze, a ridosso del porto di Napoli, da secoli e secoli si lavora e si trasformano i metalli preziosi. Un distretto produttivo unico nel suo genere: in un piccolo quadrilatero sono raggruppate tutte le professionalità della filiera, dall'incastonatore al tagliatore, dal fonditore al lamellatore, fino all'ebanista. Insomma un patrimonio storico, culturale ed economico inestimabile. Custodi di tutto questo sono le oltre 300 aziende presenti nel borgo». La Corporazione degli Orafi nasce a metà XIV secolo e Giovanna I d'Angiò le diede il riconoscimento ufficiale. Più di 600 anni dopo, nel 2000 è sorto il Consorzio Borgo Orefici. Lo tengono a battesimo una quindicina di artigiani con l'obiettivo di lavorare per la difesa e la riqualificazione del proprio territorio e delle proprie aziende artigiane e commerciali. Non sono stati anni facili, per la creazione di nuovi centri come Tarì, Oromare e il Polo della Qualità che hanno causato sensibili fughe dall'area, per il degrado della città in genere, per la continua nascita di centri commerciali che ha spinto i clienti storici della provincia a non «scendere» più al borgo, anche per la difficoltà di raggiungimento e di sosta e per la recrudescenza della microcriminalità. Ma il consorzio ha lavorato per il dialogo tra i soggetti del territorio: ha realizzato un'attività di concertazione con gli enti pubblici e gli altri consorzi e associazioni di settore, costruendo un piano di azione su tre punti basilari: piano di recupero urbanistico, piano di salvaguardia dell'artigianato e piano di sviluppo commerciale. Dal punto di vista della riqualificazione ambientale, la maggior parte dei lavori di ristrutturazione si è conclusa a fine 2008, con pavimentazione, adeguamento fognario, illuminazione, recupero dei basoli esistenti, arredo urbano con panchine e fioriere, e sistema di sorveglianza. Per quanto riguarda la salvaguardia dell'artigianato e lo sviluppo economico, il consorzio ha attivato una serie di progetti formativi, iniziative produttive consortili (una prototipazione di gioielli borbonici, come bracciali, spille, anelli, collier, e di gioielli pompeiani certificati dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta), ed è impegnato nel favorire la nascita di nuove imprese tramite la scuola orafa e il nuovo incubatore di imprese, nato proprio in questi giorni in via Duca di San Donato.