L'Expo e la ricostruzione dell'Abruzzo. L'Expo e la nuova sede. L'Expo e l'Expo. Grandi cambiamenti. A partire dalle opere che saranno finanziate. Categorico il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli. Venerdì scorso alla riunione del Tavolo Lombardia è stato chiarissimo: «Parte dei fondi destinati al programma infrastrutturale approvato dal Cipe del 6 dicembre 2008 è stata dirottata per la ricostruzione del post terremoto». E come spiega lo stesso Castelli la lista delle opere essenziali verrà rivista in base a due condizioni: le opere che sono assolutamente indispensabili e quelle che possono essere concluse entro la fine del 2014. «La situazione attacca Castelli è cambiata completamente. Il governo ha già stanziato fondi significativi e ha pescato i fondi da dove è possibile. E anche il ministero delle Infrastrutture ha fatto la sua parte. In grandissima armonia e senza nessuno screzio. Ci siamo messi intorno a un tavolo per capire quali opere di Expo posticipare. Badi bene, posticipare. Non tagliare. Non abbiamo però preso nessuna decisione definitiva. È un compito che toccherà al Tavolo Lombardia del 25 maggio». Specificando che ci sono alcuni paletti. «È evidente che non possiamo sacrificare la Rho-Gallarate o il metrò che porta a Expo». Non è difficile capire quale sarà l'opera che finirà sotto la scure del «posticipo». La linea 6 del metrò, quella che deve sorgere dallo sdoppiamento della linea 1 che si biforca a Pagano. Con un capolinea a Bisceglie e l'altro in zona Ripamonti. Un'operazione che avrebbe permesso alla rossa non più biforcata a Pagano una maggiore frequenza di convogli in direzione del sito di Expo a Pero- Rho. La linea 6 rientra tra le opere essenziali. Il governo ha già stanziato 400 milioni di euro. Se si decidesse di «posticiparla », la cifra in questione andrebbe a finire su un'altra posta: quella della linea 4 del metrò. A quel punto, il governo non dovrebbe aggiungere un euro e risparmierebbe circa 300 milioni di euro. Soldi, destinati alla ricostruzione dell'Abruzzo. Altra opera «posticipata »: il prolungamento del secondo tratto della statale Varesina in direzione del sito Expo. Ma le posizioni non sono tutte concordi. Se Letizia Moratti qualche settimana fa aveva detto che «con il terremoto dell'Abruzzo lo scenario è completamente cambiato», il presidente della Regione, Roberto Formigoni attacca: «Non è necessario alcun ridimensionamento delle opere per l'Expo, certo dobbiamo stare attenti a non sprecare neppure un euro ma le opere sono partite». Sulla stessa lunghezza d'onda gli assessori di Comune, Provincia e Regione, Edoardo Croci, Paolo Matteucci e Raffaele Cattaneo: «Non ci risultano tagli ai fondi, non sono d'accordo con Castelli ». Se ne accorgeranno il 25. Altro capitolo. La nuova sede dell'Expo su cui l'ad Lucio Stanca ha minacciato le dimissioni. Oggi il cda decisivo. Il consigliere d'amministrazione della Provincia ha risposto alla lettera di Stanca in cui chiede informazioni su Villa Scheibler e sulla sua disponibilità immediata. La replica: nessuna informazione in quanto la proposta non arriva da Corali, ma dal presidente della Provincia Filippo Penati. La richiesta di Corali riguardava solo la possibilità di avere gratuitamente la sede di Palazzo Reale. Il Comune ci sta lavorando. L'ipotesi è quella di lasciare all'Expo 1100 metri quadrati di Palazzo Reale per Stanca, la dirigenza e gli uffici internazionali. Per la sede alternativa, Palazzo Marino sta cercando un edificio funzionale, moderno con una caratteristica basilare: che non costi niente perché dismesso da qualche partecipata dal Comune.