Ci sono le cascine, i fontanili, i campi di frumento, le risaie. Ma c'è anche il cemento, quello che a Milano inghiotte due ettari di terreno agricolo al giorno. Una colata continua che in 8 anni ha coperto il 4 per cento dei 47 mila ettari del Parco agricolo Sud. E non solo perché la «febbre» da Expo potrebbe dare il colpo finale al cambio delle destinazioni d'uso dei terreni. Da agricoli a edificabili. Dal verde al calcestruzzo. L'allarme arriva dalla presidente del Fondo per l'ambiente italiano, Giulia Maria Mozzoni Crespi, che non usa giri di parole e attacca «gli speculatori del cemento e il silenzio delle istituzioni». Dal Comune di Milano, fino alla Regione e al «sonno» del Parco del Ticino sul prolungamento della superstrada Boffalora- Malpensa. Al sindaco Letizia Moratti la presidente Crespi ha chiesto di far seguito alle «belle parole » con le quali l'Esposizione universale del 2015 è stata presentata nel nome dell'alimentazione e dell'agricoltura, temi secondo Giulia Maria Crespi subito «spariti» dal dibattito a favore di termini come «cubature» o «coefficienti di edificabilità». Per questo, secondo il Fai è necessario intervenire per il «recupero e la conservazione della realtà agricola milanese » promuovendo l'agricoltura «a filiera zero», aiutando agricoltori e allevatori e il consumo di prodotti «locali». «Invece il Parco è abbandonato ed è partita la corsa degli speculatori: acquistano le cascine e spesso costringono gli agricoltori ad abbandonare». Sul fronte delle infrastrutture il giudizio della presidente Crespi è altrettanto severo e condiviso anche dal presidente della Coldiretti di Milano e Lodi, Carlo Franciosi: «Basta nuove strade, potenziamo quelle esistenti. Salviamo il polmone verde contro lo smog». Una posizione che però la presidente della Società di gestione dell'Expo Diana Bracco non condivide: «È giusto tutelare il Parco Sud, ma non si possono bloccare opere necessarie come la Tangenziale Est esterna, la Boffalora-Malpensa e il raddoppio della ferrovia Milano-Mortara». Quanto all'Expo, invece, «può essere un veicolo per lanciare un laboratorio sulle bio-diversità proprio nel Parco Sud». Quale sia il futuro delle 1024 aziende agricole e delle 393 zootecniche del Parco non è ancora chiaro. Così come è oscuro quello delle 592 cascine, per le quali si attende ancora un piano di recupero. La presidente del Parco agricolo, Bruna Brembilla, auspica l'avvio della città metropolitana per «sveltire» l'iter burocratico di gestione dell'Ente parco, mentre per il critico d'arte Philippe Daverio, candidato in Provincia, è necessario «superare la logica che vuole l'agricoltura distante dalle 'necessità' di una città ». Così il fronte anti-cemento guidato dalla Crespi prova a scommettere sull'agricoltura di città. Ma non sarà una scommessa facile, come spiega Dario Olivero, agricoltore del Parco Sud: «Solo lo scorso novembre vendevamo il latte a 40 centesimi al litro, oggi si vende al 25 per cento in meno: 30 centesimi. Come possiamo affrontare questi costi da soli?».
MILANO - La Crespi, Fai: sì all'Expo dello sviluppo Ma salviamo la città dal rischio cemento
Il Parco agricolo Sud di Milano sta subendo una grave crisi a causa della febbre da Expo e della domanda di cemento. La presidente del Fondo per l'ambiente italiano, Giulia Maria Mozzoni Crespi, ha lanciato un allarme contro gli speculatori del cemento e il silenzio delle istituzioni. Il Parco agricolo, che copre 47 mila ettari, sta perdendo terreno a favore del cemento e delle infrastrutture. La presidente Crespi ha chiesto al sindaco di Milano di intervenire per il recupero e la conservazione della realtà agricola milanese. Invece, il Parco è abbandonato e gli agricoltori sono costretti ad abbandonare le cascine.
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