ROMA Il Governo riprova ad arrivare in porto con il decreto legge sulle semplificazioni edilizie, terza puntata del «piano casa», dopo il protocollo con le Regioni del 1 aprile e la distribuzione di 350 milioni al piano di edilizia residenziale pubblica da parte del Cipe di venerdì scorso. La riunione del preconsiglio dei ministri di ieri, che pure non aveva all'ordine del giorno il provvedimento, ha concordato a sorpresa sulla volontà di accelerarne il via libera, portandolo all'esame del Consiglio dei ministri divenerdì. In questa direzione ha spinto soprattutto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, dopo l'intesa informale fatta con i Beni culturali sulla data di avvio del codice Urbani in materia di autorizzazioni paesaggistiche: 31dicembre 2009. A lamentare lo slittamento previsto nelle precedenti bozze del decreto legge, dal 30 giugno 2009 al 30giugno2010 (le Regioni proponevano addirittura il 31 dicembre2010), era stato il presidente del consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, sostenuto dallo stesso Letta e, indirettamente, anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in pi occasioni aveva preso posizione pubblicamente. Nel nuovo testo messo a punto dal Governo lo slittamento dell'entrata in vigore della disciplina pi severa resta, ma è limitato a sei mesi. A fine anno diventeranno obbligatorie le veri- fiche preventive sui progetti da parte degli uffici regionali e non pi solo controlli campionari ex post sugli interventi effettuati. Sulla via dell'approvazione del decreto legge, che viene rinviato dal io aprile, resta l'ostacolo del consenso delle regioni. Fitte riunioni, più o meno ufficiali, sono state convocate dal ministro Raffaele Fitto fra oggi e domani, per trovare un punto di equilibrio fra Governo e regioni. Lo stesso Fitto ha annunciato l'iscrizione del provvedimento all'ordine del giorno della Conferenza unificata che si terrà domani. Segno che nel Governo c'è ottimismo. O almeno la volontà di andare avanti comunque. Nell'ultimo testo trasmesso dal ministro ai Governatori, i passi avanti sono pochi rispetto alle richieste e insufficienti per un'intesa: riguardano solo l'esclusione dei mutamenti di destinazione d'uso dalla deregulation edilizia che l'articolo idel decreto legge introduce. Novità già digerita da qualche settimana. Nulla di nuovo, invece, per un vasto piano di sgravi Irpef al 55 su larga scala per favorire l'adeguamento anitisismico degli edifici esistenti, come presente nella proposta fatta recapitare dai presidenti delle Regioni al Governo lo scorso 28 aprile. Questo sembra lo scoglio maggiore per un'intesa: l'intervento è molto costoso e trova lo sbarramento del ministero dell'Economia; d'altra parte, le Regioni non possono accettare che, dopo tanto parlare di adeguamento degli edifici alle norme tecniche antisismiche, l'incentivo a intervenire sia limitato ai soli casi discrezionalmente individuati dalla Protezione civile a frontedi situazioni di pericolo. Le prossime ore saranno impiegate a cercare una soluzione di compromesso. Se manca nel decreto legge questa quarta gamba della politica antisimica, vengono invece confermate le altre tre misure: l'anticipazione delle nuove norme tecniche, pi severe di quelle attuali, dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2009; l'azzeramenito di tuttiibenefici fiscali, economici e urbanistici (compresi ii premi volumetrici) e il divietto di realizzazione dell'intervemto nel caso in cui un professionista abilitato non abbia provato «documentalmente» il rispetto della normativa antisisimica; la nullità degli atti di vendita di un immobile «ove da essi non risultino, per dichiarazione dell'alienante, gli estremi del certificato di collaudo statico».