Nell'antica Vejo. Nel cuore della sua necropoli. A poche decine di metri dal Tempio di Apollo. Tre tombe etrusche sulla Cassia, in una delle zone archeologiche teoricamente più tutelate di Roma, erano diventate la casa di fortuna di un gruppo di immigrati romeni clandestini. L'incredibile scoperta è stata fatta dai carabinieri della Stazione "La Storta" che hanno arrestato tre persone, Joan B., 39 anni, Vasile G., 30, e Mihai D., 34, che sono state scarcerate dal giudice monocratico dopo il processo per direttissima perché non sorprese in flagranza di reato. Attenderanno la sentenza liberi. Anche di tornare nei sepolcri, in teoria. Teatro dell'operazione il Parco di Vejo, tra la Formellese e via Isola Farnese, nella periferia nord, un'area sotto la tutela della Sovrintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale. L'ente lamenta da tempo la mancanza di fondi per la sorveglianza. E l'assenza di controlli deve essere stata notata anche dagli immigrati. Ma un cittadino ha segnalato giorni fa ai carabinieri la presenza di piccoli sentierini in mezzo all'erba, come se la necropoli fosse abitata. Le tombe tombe "patrizie" sono scavate nel tufo sul costone di una collinetta. Rovi e alberi le nascondono alla vista. I carabinieri della Stazione "La Storta", al comando del maresciallo Grazio Menga (Compagnia Cassia), hanno capito già alla prima segnalazione cosa stava accadendo. La cosa non era una novità. Altri tre romeni erano stati arrestati in un sepolcro la settimana. E il primo caso risale addirittura al 1998, quando altri immigrati furono sorpresi nella preziosa Tomba delle Anatre (con affreschi d'epoca etrusca), ora protetta da una cancellata. Nelle tombe, nel caos più assoluto, c'era di tutto: lettini da campo, materassi, vestiti, chiodi alle pareti per appenderli, fornelletti e alcune carrozzine, segno che negli anfratti hanno vissuto anche alcuni bambini. I tre arrestati, secondo i carabinieri, sono solo alcuni di quelli che abitavano nella necropoli. Gli altri sono scappati prima della cattura. Le accuse contro i clandestini sono occupazione di edificio pubblico (i beni archeologici sono del Demanio) e danneggiamento. Avevano scavato nelle pareti alcune nicchie usate come ripostiglio. Un elemento di cui si è dibattuto nel processo a piazzale Clodio. Il giudice, rilevato che i romeni non erano stati sorpresi nell'atto di martellare le tombe, li ha rimessi in libertà. Con buona pace di Porsenna, che degli Etruschi fu il re, e avrebbe ragione di rivoltarsi nella proverbiale tomba.