Una ricerca dell'Università Bocconi di Milano ha appurato che la "produzione di salute" solo nella misura del 30 per cento sta in ospedali, cliniche, ambulatori medici; il 70 sta nei luoghi dove si fa cultura - teatri, cinema, spazi per mostre e musica - e di un vivere quotidiano "sano", come case inserite in un'urbanistica gradevole (bellezze architettoniche, verde pubblico, luoghi di ritrovo): è il segreto della salute individuale e collettiva, la vera qualità della vita. Al contrario, lì dove si abbatte il verde e si degrada il paesaggio con un'urbanistica dissennata e il territorio è merce di scambio per politici e palazzinari senza scrupoli e cultura, la qualità della vita decade. Il brutto che avanza non rimane confinato solo al nostro esterno. Si assiste a un'assuefazione lenta e impercettibile al degrado estetico, che finisce per arrivare alla mente e all'anima. Questo Brutto, interiorizzato anche in maniera inconscia, ritorna fuori di noi sotto forma di disagio nella nostra percezione della realtà e nel nostro agire sociale, sempre più improntato alla rassegnazione, al qualunquismo, all'egoismo, fino al nichilismo della solitudine. Il degrado estetico si è trasformato in degrado etico. È quello che sta accadendo all'Italia, sommersa dal brutto, dal cemento, dalla volgarità, dal denaro come illusoria via di fuga dal vuoto. Speriamo che il sano polverone sollevato da Asor Rosa, che abbiamo avuto l'onore e il piacere di avere con noi per parlare di «Salvare il paesaggio per salvare il Paese», trovi tra i cittadini quell'ascolto che non ha trovato tra i politici locali assenti in massa. Cecina