È il momento di uno stop: chi sbaglia adesso farà seri danni per i prossimi millenni Milano ha dimenticato in fretta che per diventare cosa è diventata, deve dir grazie alla più fertile e ubertosa campagna del mondo, che nei secoli lha nutrita di cereali, ortaglie e foraggi, da cui un allevamento e unindustria casearia deccellenza. La ricchezza industriale è arrivata dopo, quando i trasporti a lunga gittata hanno portato gli alimenti da lontano, da dove il prezzo era più conveniente. E così la città ha voltato la schiena alla sua campagna, alla quale era unita in equilibrata simbiosi, anzi, come una grande metastasi si è avventata sul suolo e lha rapidamente trasformato in autostrade, ferrovie, centri logistici e commerciali, abitazioni. Ora il problema sta nella mancanza di visioni a lungo termine e di senso della misura. Nel dopoguerra le infrastrutture ci volevano e certo hanno reso più facile la nostra vita, ma la mancanza di coscienza dei limiti fisici del territorio, rende oggi la continua predazione di una risorsa non rinnovabile come il suolo, insostenibile. È un classico problema del tipo "tragedia dei beni comuni" un meccanismo di abuso di un capitale naturale descritto dal biologo americano Garrett Hardin una quarantina danni fa: per massimizzare il profitto individuale tutti depredano il bene fino al suo collasso, per garantirne il mantenimento a lungo termine ci vuole un meccanismo collettivo di regolazione che dovrebbe essere svolto dalla politica. Ma se la politica asseconda chi sulla risorsa fa affari, camuffati da servizi al cittadino, allora la tragedia è assicurata. Spesso si sente dire che le opere vanno fatte, certo rispettando criteri ecologici, ma vanno fatte comunque perché utili. Ebbene, nel caso del suolo, questo è solo un esercizio lessicale, in quanto lo spazio è fisicamente determinato, ci è dato una sola volta e per sempre, e la popolazione già eccede la "capacità di carico" del territorio. Quindi lunica soluzione è fermarsi, quantificare con cura quanto suolo resta, verificare se sufficiente a darci da mangiare oggi e domani, nonché svolgere le altre indispensabili funzioni biogeochimiche (depurazione acque, degradazione rifiuti organici, assorbimento e stoccaggio di anidride carbonica) e ludiche, e solo alla fine di un delicato processo conoscitivo e sociale, decidere di sacrificarne oculatamente ancora pochissimi lembi. Ci stiamo dimenticando che il suolo è più utile di qualsivoglia grande opera, in quanto unico sistema complesso in grado di darci da mangiare. Chi sbaglia oggi cementificandolo per un pugno di euro condanna a subire il proprio errore le generazioni dei prossimi millenni.