Il bilancio dell'Apt: lo scorso anno è stato registrato un calo del 4 di presenze PRATO. Gli svantaggi di un cambio euro forte e di una crisi economica internazionale che ha ridotto i consumi, hanno fatto registrare nel 2008 un calo delle presenze di turisti nelle strutture ricettive della provincia di Prato (-4). Un dato negativo, che si contrappone agli oltre 50mila visitatori arrivati in città per vedere gli affreschi del Lippi. «Questo significa che per essere competitivi bisogna puntare su un prodotto turistico di richiamo o su un evento» dichiara il direttore dell'Apt Alberto Peruzzini. «La mostra "Lo stile dello zar" di settembre è la nostra sfida da vincere» ha proseguito Peruzzini. Del resto che a Prato si venga in cerca di arte e cultura lo dimostra anche l'analisi dell'osservatorio provinciale che ha tracciato il ritratto del turista pratese medio: 46 anni, cultura medio alta, benestante, molto interessato agli eventi culturali, alla natura e in grado di organizzare da solo il proprio viaggio attraverso internet. La rilevazione del movimento turistico del 2008 viene così commentata dall'assessore Roberto Rosati: «Non serve più promuovere soltanto le bellezze architettoniche della città, occorre abbinare ad esse prodotti turistici appetibili magari da presentare nei periodi invernali quando il flusso turistico a Prato è quasi assente». Dall'analisi emerge infatti che in termini di stagionalità, le maggiori presenze si registrano a marzo e ottobre. Nonostante che tutto il tessuto turistico toscano subisca la crisi, in provincia di Prato negli ultimi dieci anni le strutture ricettive sono più che raddoppiate per un totale di 144 unità con 3400 posti letto a disposizione. In termini di arrivi i principali mercati per il territorio pratese sono ancora rappresentati da Giappone (19,4) e Cina (10,4) seguiti dagli altri paesi asiatici, Germania, Gran Bretagna e Francia. «Nel 2008 quasi trentamila cinesi hanno soggiornato nei nostri alberghi - commenta Peruzzini - si tratta di gruppi organizzati che in pochi giorni visitano l'Italia scegliendo le mete classiche delle città d'arte. Decidono di dormire a Prato per la presenza di strutture alberghiere più accessibili nei prezzi e a portata della rete autostradale, ma anche per la presenza di una forte comunità cinese che fa da richiamo per i ristoranti e le sale da gioco. I turisti europei però - spiega il direttore Apt - per noi hanno un peso maggiore, non si fermano solo a dormire, ma creano un indotto extra-ricettivo: visitano i musei, pranzano nei ristoranti, visitano le cantine e hanno una maggiore capacità di spesa». Barbara Burzi