Il settore Patrimonio spiega il no al bando sottolineando carenze formali e violazioni contabili Mancano la firma del coordinatore e lok del ragioniere generale. Il ruolo del Teatro Massimo La delibera che approva il bando per allaffidamento a privati del teatro di Verdura non ha «nessuna validità». La dirigente del settore Patrimonio, Marina Pennisi, smonta punto per punto latto deliberativo approvato dalla giunta una settimana fa. Adesso Palazzo delle Aquile si affretta a bloccare il bando e non esclude di revocare, in attesa di approfondimenti, lintera delibera. «Il Verdura - si legge nella nota - è di proprietà dellopera pia Principe di Castelnuovo ed è stato preso in locazione dallamministrazione, per sei anni rinnovabili, per essere concesso in uso esclusivo alla Fondazione Teatro Massimo ed essere destinato ad attività istituzionali. A fronte di tale concessione, il servizio scrivente paga un canone di 72 mila euro annui iniziali, con adeguamento Istat al 75 per cento ogni anno». Per la Pennisi, la delibera approvata dagli assessori (quello al Patrimonio, Pippo Enea, era assente) è irregolare sia sotto il profilo formale che sostanziale. Ecco le irregolarità formali: manca una delle firme necessarie, quella del dirigente coordinatore, e manca il parere di regolarità contabile del ragioniere generale. Latto, insomma, è difforme dal modello «richiesto dalla segreteria generale a gennaio 2009». Ma sono le irregolarità contabili le più pesanti: «Il contratto prevede luso esclusivo dellimmobile da parte della Fondazione Teatro Massimo. Qualora questa non dovesse essere più interessata alla detenzione o allutilizzo dellimmobile, deve darne comunicazione allufficio per una eventuale risoluzione del contratto o rimodulazione dei contenuti». Ma non solo. La Fondazione, che attraverso il sovrintendente Antonio Cognata, il quale con una nota allegata alla delibera ha dato il suo assenso al progetto illustrato da Russo e Cannella, «non può determinare luso della struttura da parte di altri soggetti»: dunque «le richieste degli assessori Russo e Cannella e la «disponibilità» di Cognata non hanno alcuna valenza giuridica». Il regolamento del Patrimonio, poi, «non prevede la messa a bando di immobili di terzi». Ma soprattutto «non si possono considerare corrispettivo della concessione i lavori effettuati dal concessionario, perché limmobile non è di proprietà comunale e pertanto lincremento di valore va a esclusivo beneficio della proprietà». Lavori di ristrutturazione che, peraltro, non sono stati valutati né «dal punto di vista della necessità della loro effettuazione» né «dal lato economico». La nota è già da due giorni sui tavoli del sindaco, del ragioniere generale e degli assessori che hanno portato latto in giunta. sa. s.